Il nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra serenità, sono il risultato di ciò che abbiamo scelto. Mi rendo conto che è un’affermazione che potrebbe andare incontro a polemiche. Qualcuno potrebbe obiettare “Chi sceglie di ammalarsi?”

A una domanda del genere mi convinco ancora di più che gli unici responsabili della nostra felicità e del nostro benessere fisico, mentale ed emozionale, siamo noi e noi soltanto.

E questo te lo dico con assoluta certezza perché l’ho provato e lo provo ancora sulla mia pelle.

Mi rendo conto di come alcuni nostri atteggiamenti scattino in automatico di fronte la malattia: ci rivolgiamo al medico e prendiamo delle medicine. Siamo stati abituati a non avere fiducia nelle nostre capacità di auto-guarigione. Nei secoli la mentalità occidentale ci ha portato a dividere il nostro corpo e la nostra psiche in un’infinità di particelle. Il fatto evidente che siamo un organismo e che tutto lavora in sintonia e in unione, diventa sempre più un dettaglio trascurabile.

Il significato etimologico del termine “dia-bolo” è “separare”, il che richiama la storia degli “angeli caduti”. I miti sono “rappresentazioni teatrali” che trasmettono, attraverso ogni più piccolo dettaglio, gli insegnamenti fondamentali per l’umanità: se la condanna inferta agli angeli caduti fosse irreversibile, il nome del loro principe sarebbe stato cambiato, invece porta ancora il nome di Lucifero, che significa “portatore di luce”. Per di più abbiamo una leggenda secondo la quale, cadendo, egli perse uno smeraldo che aveva sulla fronte e dal quale fu intagliato il Graal, la coppa contenente il sangue del Cristo.

-Gabriella Campioni-

Persino quando si interviene chirurgicamente e si asporta la parte malata, si divide ulteriormente il nostro organismo, interrompendo un circuito (che non è solo fisico) e nessuno ci dice come ristabilire quel circuito.

Uno dei mali più temuti oggi è il cancro (leggi il post “Il cibo è la tua medicina, la medicina è il tuo cibo”). Asportando la parte ammalata, non si asportano anche le cause che hanno portato la persona ad ammalarsi. L’intervento chirurgico, se non supportato da un recupero totale della persona, nelle sue abitudini alimentari, lavorative, affettive, di vita in genere, potrebbe prolungare di poco la vita del paziente su questa terra. Il rischio è che la malattia si ripresenti.

 […] Annick de Souzenelle sostiene che, nel testo biblico originale, il celebre albero del Giardino dell’Eden non era “del bene e del male”, bensì “della luce e della non-ancora-luce”. Questo cambia tutto, anche perché è evidente che è proprio in quel “non-ancora-luce” che è contenuto il formidabile dinamismo della vita, mentre il concetto del “male-bene” è statico, immutabile, e separativo. Noi vediamo fisicamente grazie alla mescolanza di luci e di ombre; nella luce assoluta saremmo ciechi esattamente come nel buio assoluto. Portare la “non-ancora-luce” verso la luce è ben diverso dalla lotta per far trionfare il “bene” sul “male”, che è pur sempre una guerra e in quanto tale comporta morti, feriti, dolore, distruzioni.

-Gabriella Campioni-

Qualsiasi malattia è un segnale che il nostro corpo manda quando stiamo facendo qualcosa che non va bene per la nostra salute.

Vivere senza questi segnali, equivarrebbe a non crescere e progredire come esseri umani. Eppure è proprio quello che facciamo quando ci affidiamo all’esterno per guarire.

Sappiamo qual è la differenza tra uno stato di benessere e uno di malessere e siamo erroneamente portati a pensare che il primo sia bene l’altro male. Automaticamente siamo portati ad avere paura di ciò che è male fino a combatterlo e a distinguere e selezionare il mondo in queste due macro categorie.

Personalmente sono approdata molto tardi alla convinzione che il male come il bene siano categorie di riferimento poco attendibili per la nostra esperienza umana. Sono convinta che non esistano atteggiamenti cattivi, ma che tutti agiamo perché convinti di fare bene. Esistono gli errori che non sono male, ma sono il modo più rapido di imparare. Anche se possono creare malessere. Sono convinta che non esiste nessun essere umano che agisca per fare del male e basta ( o del bene e basta). Qualsiasi azione interpretata come “cattiva” cela in sé la convinzione che sia bene per qualcuno.

Proveniamo tutti da un’unica Energia. Le religioni stesse alle volte compiono il grave errore di dividere assegnando nomi diversi a questa Energia. Ma è impensabile che un islamico e un cattolico siano stati creati in modo differente.

Il complementare (non esistono gli “opposti”, ma solo “complementari”) del “dia-bolo” è il “sim-bolo”, il cui significato etimologico è “mettere insieme”.Originariamente così i greci chiamavano un oggetto diviso in due parti date a due persone – amanti, confratelli di una fede, amici, partner in affari- che stavano per separarsi. Rimettere insieme le due parti, reincontrandosi, significava rivitalizzare, irradiare nuovamente l’energia – il sentimento, l’emozione, l’intenzione – che li univa.

[…] Il significato (e potere) del simbolo è quindi quello di “mettere insieme” ciò che è infinito, immateriale, indivisibile (l’energia) e ciò che è finito, materiale e diviso (l’oggetto). In realtà, paradossalmente l’infinito è contenuto (o messo intenzionalmente) dentro il finito non per restarvi racchiuso, ma per essere irradiato all’intorno.

-Gabriella Campioni-

Questa unica Energia mi piace chiamarla Amore (non piace solo a me, sia chiaro…io accolgo quello che altri hanno già detto). Ma anche qui, non si tratta di un fatto puramente spirituale e sentimentale. Ha molto a che fare con la fisica. Parlo di Amore come Vibrazione.

Pensavo a tutti quei modi di dire tipo “Devi imparare ad amare te stesso, perché se non lo fai non puoi pretendere di amare gli altri”.

Diciamo che l’ho sempre presa come una gran verità. Percepivo l’importanza di queste parole, ma c’era sempre qualcosa che sfuggiva…e che continua a farlo, per fortuna.

La sfumatura aggiunta che ho percepito recentemente mi suggerisce che amare se stessi può voler dire entrare con tutto il proprio essere nelle vibrazioni dell’amore.

Cosa vuol dire? Faccio un esempio a me vicino: lo Yoga della Risata.

australia 003Ridere fa bene perché scatena tutta una serie di reazioni chimiche e produzioni di ormoni detti del benessere e della gioia. Il suono della risata, la sua vibrazione, è in grado di portare l’INTERO (e non solo una parte, attenzione!) organismo in una condizione di benessere.

Quando ridiamo il nostro corpo produce OSSITOCINA, l’ormone detto dell’amore, quello che produciamo quando abbracciamo le persone che amiamo.

La risata ha inoltre il potere di “incorniciare” momenti di gioia, non solo per quanto riguarda i ricordi piacevoli. Associando la risata ad un ricordo o ad una persona sgradevole per noi, rendiamo il processo emotivo negativo che scaturisce da quel ricordo, reversibile. Provare per credere! (leggi post: Ridere Ridere Ridere!)

Fantastico! Mi sono detta: quello che è possibile raggiungere con la meditazione o con un lavoro di immaginazione, tornando magari ad un momento in cui siamo stati bene, ci siamo sentiti particolarmente amati, riportando quindi quella emozione al momento presente e rivivendola nella completezza del nostro essere, con la risata avviene in modo del tutto immediato.

E’ come schiacciare un interruttore che permette all’intero organismo di recuperare la sua meravigliosa unità e di connettersi con quell’energia che ha creato e che continua a creare ciò che ci circonda.

Raggiungere le vibrazioni dell’Amore e vivere in esse vuol dire lasciare e lasciarsi fluire, compiere quotidianamente un’operazione di pulizia, permettendo ad ogni singola cellula del nostro corpo di svolgere il proprio compito in sintonia con il tutto; vuol dire viaggiare leggeri, senza fardelli inutili, permettendo ai pensieri migliori di portarci a quelle emozioni costruttive e produttive per noi e per il resto dell’universo.

Rosalba De Amicis

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