Tutto quello che si dona all’esterno è lo specchio di una ricerca interiore. Uno specchio rivela, ma alla rovescia…Ciò di cui parliamo è ciò di cui abbiamo bisogno, ma spesso lo esprimiamo con toni saccenti. Non è mia intenzione trasformarmi in una saggia maestra, né istruire il lettore. Piuttosto desidero mostrare, a chi ne fosse interessato, la fucina del mio cuore. E se durante la visita, costui o costei dovesse trovare qualche arnese utile al suo lavoro…che non esiti a rubarlo!

Mi hanno sempre affascinato i Teatri Orientali – e alcuni Teatri Occidentali che si rifanno alla stessa logica – per il modo di lavorare dell’attore. Raramente questo parte da uno studio psicologico del personaggio. Ciò che mi stupiva durante i miei anni universitari – e che continua a stupirmi – è che ad emozionare lo spettatore è una particolare partitura fisica. Durante l’esecuzione della propria partitura, l’attore non ha bisogno di rivivere l’emozione del personaggio che rappresenta. È fondamentale che la sua azione sia precisa al millimetro. E questo è possibile grazie all’allenamento. È come se la partitura fisica contenesse già al suo interno il meccanismo capace di far esplodere nello spettatore le giuste emozioni: compito dell’attore è riattivare questo meccanismo. È una specie di magia, una proiezione dell’immaginazione sullo spazio scenico.immaginare

Esistono almeno due modi di leggere una stessa cosa: da sinistra verso destra e da destra verso sinistra. Ho detto almeno due, perché possiamo leggerla anche dal basso verso l’alto e viceversa; oppure in diagonale. Questi sono i punti di vista. La capacità di adottare più punti di vista rispetto ad una stessa cosa ci permette di osservarla dalle varie angolazioni.

Il nostro stato d’animo, le emozioni che abitualmente alleniamo, dipendono dai nostri pensieri, ma anche dalle nostre azioni. Faccio un esempio a me molto vicino: lo Yoga della Risata.

Il dottor Madan Kataria, il fondatore del Laughter Yoga, quasi vent’anni fa partì proprio dalla geniale intuizione

Motion Creates emotion

Il movimento crea l’emozione.

Per ridere di solito c’è bisogno di un motivo. Ma è anche vero che si può ridere senza motivo ed ottenere lo stesso effetto, a livello emotivo e fisico, della risata spontanea. Rispetto alla risata spontanea, quella indotta dello Yoga della Risata è utilizzabile sempre, anche quando non c’è niente da ridere.

Non è che bisogna ridere per forza, sia chiaro! Lo si fa perché fa stare bene. Lo Yoga della Risata non è cabaret; non si deride nessuno. È un esercizio aerobico che, con semplicità estrema, provvede al benessere della persona che lo pratica,a tutti i livelli.

Ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, creandone di nuove, aiuta a cambiare il nostro stato d’animo, uscendo dalla zona di comfort del vittimismo e scoprendo gradualmente le meraviglie che la vita riserva per ogni essere, persino nelle piccole cose.

Sì, ma praticamente come si fa? Semplice, si riparte da sé!

Senza accorgercene le nostre giornate sono piene di doveri, di esigenze altrui, di ruoli da ricoprire per compiacere non sempre noi stessi, quanto gli altri. Sempre meno si ascolta quelle che sono le nostre reali esigenze. Sto parlando di tutte le necessità, a partire da quelle indispensabili a quelle che, per qualche motivo, sono state etichettate superflue.

Rivoluzionare le nostre abitudini può aiutare a smuovere un equilibrio abitudinario, diventato zona di comfort.

Per esempio: ti svegli e vai a dormire sempre alle solite ore? Conosco molte persone che amano dormire fino a ora di pranzo (quando non hanno impegni lavorativi) e la notte si addormentano molto tardi. Non sto dicendo che è sbagliato, se è frutto di una libera scelta. Molte volte si tende a differenziare il tempo libero da quello non libero, adottando abitudini opposte, solo perché quando lavoriamo siamo costretti a svegliarci presto la mattina e ad andare a dormire presto la sera.

Oppure: desideri dimagrire, ma non riesci a rimanere a dieta troppo a lungo, perché sei goloso? Hai mai provato ad usare delle semplici regole, come mangiare quando hai fame, bere più acqua prima di mangiare, spegnere la televisione durante i pasti e godere del sapore di ogni singolo boccone, senza lasciarti distrarre da un milione di altri pensieri e impegni vari? Hai mai provato a pensare che, quando ti privi di determinati alimenti, durante la dieta, in realtà stai facendo la stessa cosa – solo al contrario – di quando ti abbuffi di tutto ciò che ti fa ingrassare, privandoti degli alimenti cosiddetti “dietetici”? Hai mai pensato che mangiare bene significa non privarsi di nulla e ascoltare le esigenze del proprio corpo?

Quando mi sento particolarmente giù di morale, la cosa migliore che io possa fare è il contrario di ciò che il mio stato d’animo mi porterebbe a compiere. Tendenzialmente andrei sulla poltrona e mi guarderei intorno, annoiata e sconfortata, dichiarando di volermi divertire con qualcosa di nuovo, ma senza effettivamente fare altro che lamentarmi.

Ultimamente adotto questo trucco: prima di far partire le lamentele, batto la vittima sul tempo ed esco a fare una passeggiata (leggi anche La zona di comfort del vittimismo). Oppure preparo un nuovo piatto o invento un gioco da fare con mia figlia. Rompo il flusso di pensieri malsani che poi mi porterebbero a stare male.

Il risultato? Cambia le azioni e anche i pensieri cambiano. Ma è uguale anche il contrario

Ogni cosa giusta rivela il suo contrario e se non sei d’accordo mi dispiace per te.

Caparezza

Non siamo venuti al mondo per acquisire delle abitudini e portarcele fino alla tomba. Penso che il motivo per cui siamo nati sia per essere felici e questo significa che quando uno stato di cose non ci fa stare bene è nostro diritto e dovere cambiarlo.

Siamo tutti visitatori di questo tempo, di questo luogo. Siamo solo di passaggio. Il nostro scopo qui è di osservare, imparare, crescere, amare…e poi si torna a casa.

Proverbio aborigeno

Alle volte, alla decisione di cambiamento e alla sua messa in atto, segue una crisi, come una sorta di ribellione della mente e quindi di tutto il resto. Il disagio è dovuto al fatto che si sta camminando su un suolo sconosciuto. La mente ama ciò che è familiare e per questo comincia a remare contro il cambiamento. La semplicità con cui avevi cominciato a fare cose nuove, nei primi giorni, si trasforma in estrema pesantezza. Tutto diventa difficile. La tua mente ti ripete che in fondo prima non stavi poi tanto male, che tornare indietro è la cosa migliore, che non vale la pena affrontare tutta questa fatica!

Stai quasi per convincerti, stai per mollare. Decidi di provare con l’arma segreta della forza di volontà.

A questo proposito una volta lessi un articolo illuminante:la forza di volontà contro l’immaginazione non può nulla.  L’immaginazione è la capacità della mente di creare immagini. A seconda delle immagini che quotidianamente produci, il tuo stato d’animo varia.

Ho visto un angelo nel marmo e non l’ho scolpito finché non l’ho liberato

Michelangelo

Se durante la delicata fase di passaggio, con la mente crei immagini allettanti che ti riportano nella tua zona di comfort, la povera forza di volontà, da sola, non ce la farà a portarti sulla strada dei tuoi desideri.

Il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere.

Coelho

Ogni parte di noi, dalla più superficiale a quella che non è visibile agli occhi – ma che, nonostante questo, esiste – è strettamente legata a tutto il resto. La parola “legame” richiama alla mente l’idea di vincolo, di costrizione. Sta a noi trasformare lo sguardo per scorgere dietro il legame, l’unione e permettere alle diverse parti di entrare in una condizione di connessione funzionale tra di loro, muovendosi in armonia, solidarietà e continuità per il benessere totale.

Rosalba

 leader ly

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4 thoughts on “E’ vero quel che dici…ma è giusto anche il contrario

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