L’attesa equivale a godersi il viaggio: e con questa affermazione non sono completamente impazzita! Se ci rifletti un istante mi darai ragione.

Pensa a quella situazione in cui stavi preparando un evento, o mettevi a punto un progetto, o semplicemente aspettavi che arrivasse l’ora di un appuntamento importante e avresti voluto schiacciare il tasto “avanti veloce” per arrivare subito al momento clou.

E proprio quando facevi questo tipo di pensieri, ecco pronta per te una valanga di imprevisti che non hanno fatto altro che allontanarti ulteriormente dall’obiettivo.Il_Viaggio_nel_tempo

Molto fa come continui a reagire: se te la prendi con la sfiga e cominci a imprecare contro tutto il mondo, in genere le cose non migliorano. Ti dico come me la vivo io e che storia mi racconto.

 Gli uomini si impegnano tremendamente per non ricordarsene, per non accettare l’immenso potenziale magico che possiedono. Perché ciò romperebbe l’equilibrio dei loro universi ben organizzati.

Paulo Coelho

I cosiddetti “contrattempi” – una volta messo da parte il mio lamentarmi – li interpreto come un modo di comunicare che la vita ha con me.

Molto chiaramente mi sta dicendo: smettila di preoccuparti del risultato finale. C’è molto da imparare e da godere da questi istanti, ore, giorni, anni, che ti separano dal tuo scopo.

È come se mi ricordasse che c’è qualcosa di estremamente importante in quei passi che sto compiendo in modo troppo distratto e inconsapevole. E così, la vita, che non perde un colpo, me lo fa notare, con tutti i mezzi che ha a disposizione.

Quando ero all’università, il mio insegnante di storia del teatro dava a noi studenti un’immagine ben precisa quando parlava dell’importanza della ricerca.

Ci faceva immaginare una caccia alla lepre alla quale eravamo stati invitati (chiedo scusa agli animalisti, non sono a favore della caccia e non lo è neanche il mio professore, quello era solo un esercizio mentale per rendere l’idea).

” Il vostro obiettivo “, ci diceva  “è la lepre. Ma durante la battuta di caccia è facile perdersi: un fruscio dietro un cespuglio, una pista sbagliata seguita dal cane. In tutti i casi siete costretti, che lo vogliate o meno, ad abbandonare la strada maestra e a seguire la lepre, che ovviamente non seguirà il sentiero battuto, ma farà di tutto per non farsi prendere e far perdere le sue tracce.”

 Talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile piuttosto che non partire mai.

Giorgio Faletti

Similmente accade per la ricerca o per qualsiasi obiettivo ci si proponga di realizzare.

Invece di godersi il viaggio, si parte da un progetto prestabilito che si pensa ti condurrà all’obiettivo finale.

In realtà quel progetto è solo il punto di partenza, perché non puoi sapere dove andrai a finire.

La tua bravura e l’aspetto interessante della ricerca sta proprio nel tuo saper fiutare gli indizi e seguire le probabili tracce: questo significa godersi il viaggio.

Il rischio è quello di perdersi, vero! Ma è in grado di perdersi, forse, chi è capace di vivere la propria vita rimanendo ben saldo nel momento presente?

Godersi il viaggio significa non proiettarsi sui passi futuri che si faranno, né su quelli già fatti, ma essere completamente concentrati sul passo che si sta muovendo ora.

Tutto questo non vuol dire perdere tempo, perché il tipo di esperienza che sarai in grado di far tua, durante e al termine di questo viaggio, creerà il tuo essere unico.

Battere un sentiero laddove nessuno è stato in grado di farlo non ha niente a che fare con l’essere senza paura. Tutto il contrario: presuppone un’enorme paura di perdersi e allo stesso tempo la totale volontà di abbandonarsi al proprio presente, che è l’unica certezza.

Se sei nel bel mezzo della confusione e hai la sensazione di aver perso lo scopo del tuo vagare, quindi, stai tranquillo: sei proprio sulla strada giusta! Ti dico solo una cosa: goditi il viaggio!

Va bene, ma cosa c’entra l’attesa che hai tirato in ballo all’inizio? Giusto per confondere ancora un po’ di più le acque, aggiungo un altro elemento:

 GODERSI IL VIAGGIO = ATTESA = LASCIAR ANDARE

 Sì perché in questo caso, l’attesa te la spiego proprio con il lasciar andare.

Che cosa?

Quel senso di insofferenza; quel morboso desiderio di controllo che rovina la semplicità e l’immediatezza dell’accadere e che non permette di godersi il viaggio: ci sono cose che non si possono controllare.

 Lasciare andare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente. Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa. Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro.

Bert Hellinger

Quando ero incinta, molto spesso mi capitava di desiderare di avere tra le braccia la mia bambina, di volerla subito. Non ce la facevo più ad aspettare.

La gravidanza è una fantastica palestra dell’attesa. Sai già che i nove mesi sono necessari affinché il bambino cresca bene e al sicuro. Durante la gravidanza il senso di controllo perdeva gradualmente il suo potere, lasciando il posto sempre più al “prendersi cura”.

Prendersi cura della nuova vita che si stava preparando, non voleva dire desiderarla lì con me in quel momento.

Significava piuttosto occuparmi di lei nel momento presente: cosa potevo fare dalla mia condizione per far sì che la bambina stesse bene?

E allora mi occupavo di me stessa, di alimentarmi nel modo corretto, di non arrabbiarmi, di allenare la pazienza e la dolcezza, di trascorrere del tempo in modo gradevole, affinché attraverso me, anche la nuova vita sentisse quanto fosse bello vivere.

Prendersi cura non ha nulla a che fare con il possesso, ma col permettere che ogni cosa avvenga nel momento giusto, secondo la sua naturale evoluzione. Senza forzare, ma solo assecondando un processo che non dipende da noi.

In questo modo ci si sente persone giuste al momento giusto ed è possibile godersi il viaggio.

 Quando i bambini vennero a portare, piangenti, i loro giocattoli rotti per farseli aggiustare, ho portato il mio bimbo smarrito a Dio, perché Egli era un amico per me. Ma poi, invece di lasciarlo in pace a lavorare solo, mi sono impicciato nel tentativo di aiutare con i miei metodi personali. Alla fine, me lo sono ripreso ed ho gridato: “Come puoi essere così lento?” “Figlio mio – mi ha detto – che potevo fare? Tu non l’hai mai lasciato andare”.

Poeta inglese anonimo

Saper aspettare equivale a lasciar andare la necessità di controllare ogni tappa, ogni istante dell’evoluzione della vita – nelle sue infinite manifestazioni – permettendo ad essa di esprimersi  e risolversi secondo il suo meraviglioso senso di creatività.

Lasciare andare significa godersi il viaggio, perché è il viaggio che ci rende felici, non la destinazione.

 

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Rosalba De Amicis

 

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