L’universo è pazientemente in attesa di donarti ciò che desideri

Gary Quinn

Per attrarre ciò che desideriamo è necessario innanzi tutto sentirsene degni.

È vero che siamo tutti, indistintamente degni di fronte l’universo, ma è necessario che ci sia una corrispondenza coerente tra questa verità e ciò di cui siamo convinti.

A proposito di corrispondenze: guardatevi intorno!

Se avete la fortuna di avere un giardino o un terrazzo fiorito, soffermatevi ad osservare le piante, soprattutto in questo periodo dell’anno. O se non potete, recatevi in un parco o in campagna.

Personalmente ho l’enorme privilegio di avere un meraviglioso giardino, pieno di piante da frutto e non, orto e fiori di ogni genere.

E’ stato proprio qualche giorno fa che, soffermandomi sotto il ciliegio, colmo di frutti succulenti, ho avuto un’illuminazione: lui non pone limiti alla propria abbondanza e alla propria capacità di essere co-creatore (insieme all’universo) di tale abbondanza. L’albero è pieno di ciliegie. Non pieno a metà… tutto pieno.

L’universo intero è espressione di questa abbondanza e anche noi, in quanto parte integrante, siamo sottoposti alla medesima legge.

Il nostro desiderare (e non sempre e solo cose spirituali) fa parte dell’espressione di abbondanza tipica dell’universo. Troppo spesso sento parlare di egoismo e materialismo: la tendenza è quella di relegare alcuni desideri in un ambito prettamente materiale. Non ci accorgiamo che così facendo neghiamo la nostra stessa essenza: la materia (il nostro corpo è materia) è il mezzo necessario attraverso il quale lo spirito si differenzia a questo livello di esperienza.

Gli eccessi sono, per definizione, poco armonici. L’equilibrio si ottiene impastando in modo sapiente i due ingredienti – spirito e materia – così come avviene in tutto l’universo.

Come si fa? Uno degli scopi principali della nostra esistenza consiste nella scoperta della ricetta ottimale, contraddistinta dall’estro che caratterizza ogni individuo.

In quanto abitanti di questo pianeta siamo degni di ogni felicità e desiderio, per il fatto stesso che tali necessità provengono dal nostro interno e chiedono di venire alla luce. Per educazione e cultura, siamo abituati ad associare sensi di colpa e sentimenti negativi ad alcune esigenze.

Sono percezioni, convinzioni, che abbiamo scelto di accogliere – più o meno consapevolmente – in un dato momento della nostra vita, ma che è possibile modificare, allenandosi ad osservare da un’altra prospettiva.

Di solito tengo presente cinque punti fondamentali o prospettive privilegiate dalle quali osservare la mia esperienza e che qui ho il piacere di condividere:

  1. Prendere coscienza, attraverso letture e esperienze di vario genere, che sono espressione della Luce che mi ha generata (chiamatela come più desiderate!). So che questa “Luce” non produce scarti e che l’unicità e irripetibilità di ogni essere ha il suo perché, ai fini di un disegno più ampio, che mi sfugge, per via della mia relatività. I desideri sono lo strumento necessario per portare alla luce ciò che dimora dentro di me e che vuole manifestarsi, allo stesso modo con cui un fiore sente che il suo obiettivo è quello di fiorire ed espandersi al massimo della sua bellezza. Tali desideri sono utili per acquisire consapevolezza e per crescere (magari alle volte, passando per la forma più immediata di apprendimento: l’errore!)
  2. Mi accetto per ciò che sono. Questo non vuol dire che mi rassegno ad una condizione che non mi soddisfa. Semplicemente stabilisco questo mio “essere così” come il mio punto di partenza, con il quale misurare i miei passi in avanti e fare i confronti (perché gli unici confronti accettabili sono quelli che fai con te stesso e non con gli altri).
  3. La smetto di puntare il dito verso persone e situazioni esterne e scelgo di prendermi la responsabilità di ciò che mi accade. Responsabilità non significa colpa. Sono cosciente della mia buona fede e dell’importanza del commettere errori (quando fatti in buona fede) per poter migliorare. Prendersi la responsabilità significa permettere a me stessa di recuperare il potere di co-creatrice della mia vita, esattamente come fa il ciliegio. È utile per ridimensionare il mio ego quando serve e per tirarmi su quando cado.
  4. Scelgo di viaggiare leggera. Il passato è passato – e su questo proprio non ci piove. Rimanere ancorata con il pensiero ad esso, non mi permette di progredire e quindi di migliorare la mia esistenza. Sentirmi degna, significa anche imparare da un errore, ma lasciare l’errore nel passato, portando con me solo la buona lezione appresa.
  5. Mantenere armonico il rapporto tra pensieri, sentimenti e azioni. E’ fondamentale mantenere puliti i pensieri, permettermi di sperimentare sensazioni che fanno vibrare il cuore nel modo più utile per me e agire rispettando me stessa e il prossimo. Non sempre è semplice ristabilire questo equilibrio. Ma la buona notizia è che è possibile partire da uno solo di questi elementi per poi contagiare gli altri. E’ su questa logica che si fonda lo Yoga della Risata – la metodologia che ho il piacere e l’immenso onore di insegnare. C’è uno stretto legame tra mente e corpo. Questo vuol dire che per far scaturire la risata, possiamo partire dalla comicità, quindi da un motivo, in grado di stimolare il nostro senso dell’umorismo. Ma è vero anche il contrario: è possibile partire dal corpo e quindi dalla risata indotta, in modo meccanico, senza motivo, per scatenare il cocktail della gioia e tutte quelle reazioni chimiche legate alla gioia e al senso di benessere che ne consegue.

Sono convinta che gli schemi, gli elenchi puntati e le ricette per la felicità siano sempre un punto di partenza, una sorta di scala che ci permette di compiere i primi passi fuori dalla nostra zona di comfort.

Il viaggio – per fortuna – lo fai tu e il gusto e il piacere non te li toglie nessuno! Una volta salito, quindi, non portarti dietro la scala: potrebbe solo appesantire il tuo cammino 😉

Buon viaggio, dunque. Alla prossima

Rosalba

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2 thoughts on “Cinque prospettive per sentirsi degni

  1. Mi è piaciuto molto il tuo articolo Rosalba e te ne ringrazio! Lo trovo molto pratico e chiaro ma soprattutto ci che mi ha toccato di più la sua correttezza di fondo in quanto a canoni morali universalmente condivisibili.Sto considerando con un certo interesse l’opportunità dello yoga della risata su cui ammetto di non avere le idee chiare.Grazie..

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  2. Grazie Anna Rita, non può che farmi piacere ricevere il tuo apprezzamento. Sono felice tu stia considerando l’idea di provare lo Yoga della Risata: ti assicuro che una volta sperimentato direttamente, avrei le idee molto più chiare 😉
    E poi sarebbe un’ottima occasione per conoscerci di persona…Ho ho Ha HA 😉
    Grazie ancora!

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