Ricordo che, ai tempi dell’università, una volta ebbi un interessante scambio di idee con un gruppo di amiche e conoscenti. Si parlava di predisposizioni. Una ragazza, in particolare, sosteneva che non tutti possono fare tutto. Esistono degli sport, delle materie scolastiche, dei lavori, per i quali qualcuno è portato, qualcun altro no. Non ero molto d’accordo e decisi di entrare attivamente nella

discussione, portando il mio punto di vista: tutti gli esseri umani sono ugualmente portati a fare tutto; l’unico limite reale è dovuto alla capacità che ognuno ha di convincersi di non essere capace.

Allora non avevo ancora letto i libri e frequentato corsi dove si parlava di convinzioni e di emozioni, ma la mia consapevolezza derivava dalla diretta esperienza. Tutte le volte che cominciavo a fare qualcosa di nuovo incontravo sempre una resistenza, sottoforma di difficoltà, noia o pigrizia. In tutti i casi, la mia possibilità di riuscita, dipendeva sempre dal grado della mia motivazione: se essa era sufficientemente forte, mi permetteva di superare qualsiasi tipo di ostacolo. Sempre.

Tutte le volte, invece, che la mia motivazione si era rivelata debole, il risultato era stato sempre mediocre.

Ciò che siamo – o meglio, che crediamo di essere – è il risultato di un lungo processo di etichettamento e incasellamento. Se dovessi chiederti: che tipo di persona sei? Probabilmente elencheresti una serie di caratteristiche che pensi di avere. Esse sono il risultato, non della tua essenza, ma di ciò che tu e gli altri – per una serie di motivi spesso di comodo – avete deciso in un dato momento storico della tua vita, di associare alla tua essenza.

La verità è che sei tutto ciò che desideri essere, sei tutto ciò che ti convinci di essere.

La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso

A. Einstein

Tutte le volte che ti definisci, stai incatenando la tua possibilità di progredire a quattro scuse delle quali è difficile liberarsi:

  1. Io sono così

  2. Lo sono sempre stato

  3. Non posso farci niente

  4. Fa parte della mia natura

Quando leghiamo la nostra presunta incapacità a una o a tutte queste scuse disarmanti, stiamo dicendo chiaramente al mondo intero – e ancor più tristemente a noi stessi – che il nostro passato, così come lo abbiamo vissuto, si è impresso indelebile sulla nostra carne, sulle nostre emozioni e che ora siamo condannati a ripeterlo fino alla fine dei nostri giorni.

Immagina che ti piacerebbe tanto saper nuotare…il processo sarà:

diagramma post

E lo schema si ripete: in questo modo non imparerai mai a nuotare o a fare qualsiasi cosa ti verrà in mente di fare. E sai perché? Perché in passato non ci sei riuscito, non perché non ne fossi capace, ma solo perché la tua motivazione non era abbastanza forte da prevalere sulla tua presunta pigrizia o paura di affrontare una cosa totalmente nuova.

La verità è che usiamo impropriamente quel “Io Sono”. Guardalo bene:

Io sono fatto così…

Trovato il problema?

IO SONO = presente indicativo

diverso dal

PASSATO

“Io sono ” è una formula magica, con la quale ti fai creatore del tuo mondo. Se associ “Io sono” a ciò che sei stato, ecco che il tuo passato si ri-PRESENTErà.

Ti propongo un altro scenario. Prova a pensare a qualcosa che sei riuscito a fare, nonostante tutti continuassero a ripeterti che non saresti riuscito, perché? “Perché tu sei fatto ad una certa maniera, è nella tua natura, non è colpa tua, non puoi farci niente e bla bla bla…”

Pensa a quando ce l’hai fatta, ritrova il vero perché. Scommetti che lo indovino? Perché non ti è proprio passato per l’anticamera del cervello che avresti fallito, perché ti interessava troppo raggiungere quel tuo obiettivo e non vedevi altro. Non ti preoccupava ciò che diceva il mondo intero: eri focalizzato verso quel punto…e ce l’hai fatta!

E’ la stessa cosa che accade quando tu o qualcuno con te è in pericolo di vita: improvvisamente puoi fare appello ad una quantità di (super-) poteri che non credevi di avere…non credevi, ma erano sempre stati lì.

Possiamo chiamarlo spirito di sopravvivenza? Sì! E non funziona solo quando la tua vita fisica è in pericolo. Lo spirito di sopravvivenza ti spinge ad andare AVANTI, anche quando sembra non ci siano speranze per farlo.

Ok. Torniamo alla formula magica: io sono. Prova a fare un elenco di tutto ciò che vorresti fare, essere, senza porti limiti di denaro, di possibilità fisiche o altro. Immagina come vorresti essere, il tuo aspetto fisico, la tua situazione finanziaria e lavorativa, il tuo carattere, il tuo temperamento…DESIDERA!

Poi comincia ogni tuo desiderio con “Io sono…”

Mi auguro tu abbia trovato in questo articolo qualche spunto di riflessione utile per te. Ti saluto, dandoti appuntamento alla settimana prossima, lasciandoti un ultima piccola perla, una poesia di D. H. Lawrence, “What Is He?”

Che cos’è?

– Un uomo, naturalmente.

Sì, ma che cosa fa?

– Vive, ed è un uomo.

Certo, ma deve pur lavorare. Avrà una qualche occupazione.

– Perché?

Perché si vede che non appartiene alla classe agiata.

– Non so. Ha molto tempo per sé, e fa delle bellissime sedie.

Qui ti volevo! Allora è un ebanista.

– No, no!

Insomma un falegname…

– Niente affatto.

Ma l’hai detto tu.

– Cosa avrei detto io?

Che faceva sedie, era un falegname.

– Ho detto che fa sedie, non che è un falegname.

Va bene. Allora le fa per diletto?

– Forse! Secondo te, un tordo è un flautista di professione, o solo un dilettante?

Direi che è soltanto un uccello.

– E io ti dico che lui è solo un uomo.

Ho capito! Cavilli sempre.

Ho ho Ha HA, Rosalba 😉

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