Lo Yoga della Risata nasce nel 1995, grazie al dottor Madan Kataria, sua moglie Madhuri e ad altre tre persone. Furono loro che cominciarono l’avventura del primo Club della RIsata. Il dottor Kataria in quel periodo stava studiando i benefici della risata sullo stato fisico, mentale ed emozionale delle persone e volle sperimentare direttamente quanto stava apprendendo, su di sé e su i suoi amici.

La dinamica del primo Club della Risata era la seguente: a turno, i partecipanti, raccontavano una barzelletta o mostravano una breve gag comica, a beneficio del resto del gruppo che scoppiava a ridere. La risata inizialmente era strettamente collegata al senso dell’umorismo.

Con il passare del tempo, le barzellette cominciarono a ripetersi, ci fu qualche battuta di cattivo gusto e qualcuno si offese, chiedendo al dottor Kataria di chiudere il Club della Risata. Kataria chiese un giorno di tempo per risolvere questo momento di crisi. Il giorno dopo tornò dal suo gruppo con la soluzione: “Motion creates emotion” che significa “Il movimento crea l’emozione”.

Proprio perché esiste un legame strettissimo tra mente e corpo e, assodato che,  l’atto della risata permette di abbattere allo stesso tempo lo stress fisico, mentale ed emozionale, è possibile ridere senza nessun motivo e approdare all’emozione che deriva dalla risata partendo da un esercizio prettamente fisico.

In altre parole, il cervello e il corpo non distinguono tra una risata indotta e una spontanea, ma i benefici sono esattamente gli stessi. Inducendo la risata e quindi slegandola dal senso dell’umorismo, è possibile inoltre prolungarla per tutto il tempo che si desidera fino a raggiungere le soglie minime dei 10/15 minuti necessari per poter scatenare il cosiddetto Joy cocktail (cocktail della gioia).

Nonostante io conosca praticamente a memoria questa storia, tutte le volte mi lascio emozionare da un senso di profonda gratitudine nei riguardi di Madan Kataria, per aver creduto in se stesso e aver perseguito i propri sogni, senza farsi abbattere dalle difficoltà.

Spesso mi domando: quanto sarebbe stato semplice per lui terminare l’avventura che aveva intrapreso con il primo Club della Risata, di fronte a quel momento di crisi? In fondo aveva già il suo lavoro di medico e in parte aveva soddisfatto la curiosità di sperimentare sulla sua pelle (e non solo sulla sua) i benefici della risata.

Che cosa lo ha spinto ad andare avanti e a cercare di trovare una soluzione alla difficoltà incontrata?

Venti anni fa non avrebbe mai potuto immaginare quale tipo di ripercussione avrebbe avuto quell’atto di estrema fiducia in se stesso e in quello che stava creando, sul resto del mondo: lo Yoga della Risata si è diffuso in oltre 72 paesi al mondo e conta circa 20.000 Club della Risata.

Il suo successo è scaturito non tanto dalla sua geniale intuizione, ma dalla sua capacità di andare avanti e di affrontare e superare le difficoltà.

Come ho raccontato in parte nel mio e-book gratuito (se non l’hai ancora scaricato puoi farlo qui La felicità è un sorriso ), quando ho incontrato lo Yoga della Risata ero nel pieno di una crisi: mio marito ed io avevamo appena chiuso un’attività di impiantistica per quasi totale assenza di lavoro. Ci siamo ritrovati senza un lavoro, una figlia di meno di un anno e – fortunatamente – l’aiuto delle nostre famiglie.

Quando ho provato per la prima volta lo Yoga della Risata, non l’ho fatto in un Club della Risata e nemmeno in un Workshop: mi sono iscritta direttamente ad una certificazione per diventare Leader. Non sapevo cosa mi aspettava, ma “sentivo” che era il posto giusto per me in quel momento.

Quello che è accaduto in quei due giorni magici, lo scopro ancora oggi, durante le mie sessioni: ho ricevuto un dono. Le caratteristiche totalmente personali e uniche di quel dono le porto con me quando incontro le persone che partecipano ai miei corsi. Quelle due giornate hanno segnato l’inizio di uno splendido percorso, sia da un punto di vista professionale, ma anche e soprattutto di riscoperta personale.

Cosa mi ha spinto ad andare avanti allora, quando non avevo nulla di chiaro e ora, durante i momenti di difficoltà? Cosa spinge a persistere su un cammino, nonostante alle volte sembri molto più semplice mollare tutto e cominciare da un’altra parte?

Qualche giorno fa riflettevo sulla parola fede. Wikipedia dice: la fede è definibile come l’adesione a un messaggio o un annuncio, fondata sull’accettazione di una realtà invisibile, la quale non risulta immediatamente evidente, e viene quindi accolta come vera, nonostante l’oscurità l’avvolga. La fede consiste nel “ritenere possibile” quel che ancora non si è sperimentato o non si conosce personalmente.

Quindi la fede è una sorta di viaggio per portare alla luce ciò che ancora luce non è. Questo viaggio, al quale scegliamo spontaneamente e consapevolmente di partecipare, si presume provochi in noi gioia e curiosità nel raggiungimento di una mèta. Ho parlato di consapevolezza e spontaneità, ma non voglio darle per scontate. Spesso accettiamo la realtà in modo del tutto inconsapevole.

Se dovessi trovare un sinonimo di fede direi convinzione. All’opposto della convinzione c’è il dubbio.

Ti mostro il dubbio per provare che la fede esiste. Maggiore il dubbio, più forte la fede

R. Browning

Sempre da Wikipedia leggo che il dubbio è una condizione mentale, nota sin dall’antichità, per la quale si cessa di credere a una certezza, o con cui si mette in discussione una verità o un enunciato.

Socrate investì col proprio dubbio le false certezze di coloro che si ritenevano sapienti. Il dubbio di Socrate tuttavia non era un dubbio scettico e assoluto: pur ritenendosi ignorante, egli “sapeva” di non sapere. Egli cioè sapeva qualcosa in più rispetto agli altri, che invece erano completamente ignoranti. In Socrate il dubbio si conciliava con la verità, che è la consapevolezza di sé, a partire dalla quale egli riconosceva come falsa e illusoria ogni forma di sapere che non derivi dalla propria interiorità.

Ritengo che l’unica strada che possa assicurare il raggiungimento della felicità e la realizzazione dei propri scopi è la fede in se stessi, in senso socratico: non sentirsi mai arrivati nella vita, ma sempre in viaggio; avere quindi l’apertura e la curiosità di un bambino che muove i primi passi nel mondo e sempre del bambino, quella fiducia totale e disarmante – per qualsiasi dubbio proveniente dall’esterno – nei riguardi della propria capacità di imparare e di agire.

Dovete agire come se foste sicuri del vostro successo.

E. Wheeler

La fiducia in se stessi è un qualcosa che tutti abbiamo in dotazione, ma che non tutti adoperano. Avere fede ha molto a che fare con l’azione, con il compiere il primo passo, quello stesso che ci spinge fuori della nostra zona di comfort (leggi anche La zona di comfort e il vittimismo ). Non è uno stato d’animo, o per lo meno non lo è subito: all’inizio è più probabile ci siano il dubbio e la paura di abbandonare la nostra comoda – perché familiare – postazione.

Una volta compiuto questo primo passo, metti in moto un vero e proprio circolo virtuoso: vedrai moltiplicarsi le possibilità di crescita: Anzi, ti dirò di più, sarai in grado di scorgere dietro le difficoltà, una serie di opportunità per migliorare la tua vita a tutti i livelli. La naturale conseguenza di tutto ciò è che ad aumentare saranno anche le tue possibilità di successo.

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Credere in se stessi e nella propria capacità di trovare soluzioni non vuol dire prevederle o programmarle con largo anticipo, ma fare affidamento alla propria capacità di essere presenti e di saper agire al momento opportuno.

Spero di esserti stata di una qualche ispirazione con le mie parole. Ci leggiamo settimana prossima.

Love&Laughter

Rosalba 🙂

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2 thoughts on “Il balzo della fede

  1. Buongiorno Rosalba!..e stato un piacere leggerti come sempre.Questo articolo, come altri del resto, mi ha toccato profondamente perché riconosco che la fede di cui parli e stata rd e l’imprinting principale della mia vita.Permettimi di citare una definizione di fede che fa l’apostolo Paolo nella sua lettera agli Ebrei Cap 11 verso 1:”La fede è la sicura aspettati one di cose sperate, l’evidente dimostrazione di realtà benché non vedute”.Converrà che è una descrizione calzante di ciò che in effetti è la fede..benché qui l’apostolo nel contesto si riferisca alla fede in senso religioso, trovo che calzini bene anche a livello generale come atteggiamento interiore verso un obiettivo.Grazie per il tuo valido spunto di riflessione! Oh oh ah ah

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