Scommetto che anche tu ti sei sentito ripetere spesso l’elenco delle cose che non sai fare bene. E’ abitudine educare i bambini, sgridandoli quando commettono degli errori e ricordare loro che quando ottengono dei buoni risultati, non hanno fatto altro che fare il loro dovere.

Educare, deriva dal latino e significa “tirare fuori”. Che cosa si sta tirando fuori da una persona, quando si giudicano male i suoi errori e si banalizzano i suoi successi?

Le parole sono formule magiche. Non sono io ad averlo detto per prima: esse sono le fondamenta del nostro modo di pensare, delle nostre convinzioni, quindi delle nostre azioni.

Basti pensare ai mantra. Mantra significa “veicolo o strumento del pensiero o del pensare”; “man” significa “mente”, “tri” significa “attraverso”. Il mantra infatti serve proprio ad attraversare la mente, intesa questa come un flusso di pensieri più o meno consapevoli.

In altre parole si tratta di una potente formula spirituale, capace di trasformare la coscienza, attraverso la corretta ripetizione di esso.

La ripetizione dei mantra è un’antica tecnica dinamica, con la caratteristica di possedere un potere cumulabile: più lo si ripete, più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza.

I media, la società, le istituzioni ci bombardano troppo spesso di mantra negativi. Non ho intenzione di aprire la parentesi se sia giusto o meno informarsi attraverso la televisione o i canali abituali di informazione.  Molti già sanno che mio marito ed io abbiamo scelto di non possedere un apparecchio televisivo né di guardare la televisione. Quando mi capita di ascoltare i giornaleradio, abbasso deliberatamente il volume dell’apparecchio e se non posso farlo fisicamente, lo faccio mentalmente: concentro la mia attenzione su qualcosa di più stimolante per me in quel momento.

Sono io che scelgo il tipo di notizie che desidero far entrare. Questo non significa che non amo informarmi. Penso che l’atto dell’informazione, come quello dell’alimentazione e dell’istruzione – oggi più che mai – debba avvenire, facendo molta attenzione agli “ingredienti” del prodotto che ci viene somministrato.

Nel nostro caso specifico, le parole.

Quando vengono pronunciate, le parole producono dei suoni e quindi delle vibrazioni. I suoni modellano il nostro mondo dei pensieri, permettendo a questi ultimi di manifestarsi in forma. Le formule magiche, ma anche le preghiere e i mantra, non sono altre che un ordinare parole e suoni in modo da ottenere determinati risultati tangibili.

Come l’energia universale, anche i suoni hanno una loro lunghezza d’onda. Anche loro sono energia invisibile che si muove. I suoni sono fatti di onde che oscillano a determinate frequenze. Tutto in natura, anche se non lo vediamo, è composto da energia in continua oscillazione. L’orecchio umano percepisce le frequenze che oscillano tra le tremila e le dodicimila vibrazioni al secondo. Un cane arriva a sentire quelle fino a quarantamila vibrazioni al secondo. L’elettricità, anch’essa è energia che vibra, lo fa a circa mille milioni di vibrazioni al secondo. A duecento miliardi invece troviamo il calore. La luce vibra a cinquecento miliardi di vibrazioni al secondo. I nostri pensieri, anch’essi corpi di energia, vibrano a velocità ancora superiore.viaggioversote
E’ chiaro quindi che i suoni sono situati a metà tra ciò che è visibile e ciò che è solo un’idea. Sono un ponte che collega il pensiero alla forma.
E’ stato eseguito un esperimento per dare prova di come i suoni influenzino la materia, durante il quale è stata messa dell’acqua in diversi bicchieri. Ogni bicchiere, colmo d’acqua, veniva sottoposto a determinati suoni, a diverse vibrazioni, e nel frattempo veniva posto in un abbattitore di temperatura. Il risultato fu che l’acqua sottoposta a suoni sgradevoli e striduli formava cristalli di ghiaccio informi e asimmetrici. L’acqua sottoposta a vibrazioni piacevoli e rilassanti formava cristalli dalla forma precisa e gradevole. E dato che per il settanta per cento il corpo umano è composto di acqua, potete immaginare che tipo di relazione hanno i suoni con noi, con la nostra salute e con la nostra armonia. Prova a pensare come ti sentiresti se dovessi stare per due ore in mezzo a cingoli metallici che stridono e scoppi di petardi. Immagina invece di stare due ore in un bosco con gli uccelli, il vento tra le fronde e un allegro ruscello. E oltre a questo potere, i suoni sono in grado di aiutarci a manifestare i nostri pensieri nel mondo della forma. Ecco perché diventa importante non solo quello che ascoltiamo al di fuori di noi, ma anche quello che pronunciamo. Suoni e parole attirano influssi positivi o negativi. Capisci da te quello che è più utile a una vita equilibrata e creativa.

R. De Amicis-C. Mocciola, In viaggio verso te

Il mantra della risata è Ho Ho Ha Ha. E’ il suono che emettiamo quando ridiamo. Quando  si pronuncia questo mantra si utilizza il diaframma, quel muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale. Il movimento diaframmatico nel pronunciare “Ho ho ha ha” permette a questo muscolo di spingere sui polmoni e aiutarli a liberarsi dell’anidride carbonica rimasta residua. In altri termini si fa quello che si dovrebbe fare: respirare secondo natura. Questo permette una corretta ossigenazione (e quindi un perfetto funzionamento!) del nostro organismo, inteso come macchina. Ma anche dei nostri pensieri e quindi delle nostre emozioni. Respirare è quell’atto sacro che ci mantiene in vita a tutti i livelli.
In particolare il suono Ha è anche detto il suono della creazione e della gioia: esprime felicità e appagamento

In tutti i nomi per indicare Dio è presente il suono haaa: Ra, Krishna, Tat, Sugmad ,Rama, Buddha, Waaken Tanka, Ahodonay, Brahma, Siddha, Ahura Mazda, Shiva, Jehovah, Maheo, Kami Sama, Nagual, Kali Durga, Gaiana, Mahanta, Mahavira, Anu, Khoda, Akua, Atva, Nanak, Osenbula, Yahweh, God, Ato. Allah.

Ha è l’unico suono che si riesce a pronunciare senza sforzo, senza dover muovere le labbra, proprio come l’atto stesso del respirare. Ed è proprio espirando a bocca aperta che si emette questo suono.

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio

Vangelo di Giovanni

Ti racconto un episodio. Quando cominciai la mia avventura scolastica, da un certo momento in poi ho cominciato a non amare la storia: ero arrivata a convincermi che non ero portata per lo studio di questa materia, in base a ciò che mi era stato detto durante le interrogazioni. Passano gli anni: secondo anno, liceo scientifico. La professoressa di storia mi interroga: ricordo che fu un’esperienza lunga e penosa. Alla convinzione di non essere portata per lo studio della storia, si era aggiunta anche quella che “interrogare” significa “domandare quando non si sa”. Eppure gli insegnanti ne sapevano sempre più di me e io non vedevo l’utilità di ripetere loro cose che già conoscevano alla perfezione. Ma andiamo avanti. Era l’ultima interrogazione dell’anno scolastico che avrebbe deciso se dovevo rifare storia a settembre o meno. Al momento di darmi una valutazione, la professoressa mi disse molto chiaramente che la mia performance non l’aveva per nulla entusiasmata, ma che mi avrebbe comunque messo un 7. La guardai con gli occhi sbarrati, cercando di farle comprendere che 7 era un voto troppo buono…mi sarei accontentata di un 6.

Lei insistette, sostenendo che non metteva 7 alle mie attuali conoscenze storiche, ma a ciò che avrei potuto fare e dimostrare l’anno successivo. La sua fiducia fu ben riposta perché l’anno dopo studiai storia e superai il limite del 7, ripagando a pieno il mio “debito”.

Tutti, indipendentemente dall’età, dal grado di cultura o dal proprio stato sociale, hanno bisogno di amore e di riconoscimento per vivere felici e per fare il proprio lavoro al meglio.
Se i nostri sforzi non vengono apprezzati e se, al contrario, incontriamo solo il silenzio, il risultato sarà un insieme di trascuratezza, negligenza, apatia e ostilità.
L’immagine di sé, quel quadro mentale che portiamo dentro di noi, determina se vivremo una vita felice e soddisfatta. Quell’immagine deve essere confortevole, ci deve piacere. Quando siamo orgogliosi dell’immagine che abbiamo di noi stessi, abbiamo fiducia e facciamo del nostro meglio; viceversa, se ne abbiamo vergogna o non siamo soddisfatti dell’immagine che abbiamo di noi, coltiviamo un atteggiamento ostile e ci risulta difficile andare avanti.
Avviene qualcosa di miracoloso quando l’autostima aumenta: offrendo un complimento sincero, il morale e l’autostima si risollevano. Improvvisamente, la persona che si sente apprezzata diventa più piacevole, più cooperativa, più gentile. Un complimento fa brillare l’immagine interiore, ma perché l’apprezzamento sia efficace, deve essere fatto con sincerità. E’ ingiusto e crudele trattenere un complimento; fatelo il più rapidamente possibile. Le vostre parole danno un momento di gioia a una persona infelice, la aiutano a gestire una disperazione profonda e la rendono anche più forte.

M. Kataria, Lo spirito interiore della risata.

Uno dei principi dello spirito interiore della risata è: apprezzamento e perdono. Entrambi questi “mantra” hanno a che fare con l’educazione alla felicità – a tutte le età – nel senso di “tirare fuori la gioia che è in ogni individuo“.

Quando apprezziamo e perdoniamo non c’è spazio per la competizione e il giudizio, non esistono maestri e discepoli, ma solo persone in grado di mettersi accanto ad altre persone. L’esperienza di ogni essere umano è unica e irripetibile e proprio per questo è impossibile paragonare la propria vita a quella di qualcuno che ci sta vicino, solo perché apparentemente sembra che stiamo percorrendo lo stesso sentiero. E’ facile guardare chi ci è vicino, provare invidia o giudicare un errore: ci cado spesso anche io. Ma è un tranello che porta ad allontanarsi dallo stato di gratitudine che – quando sincero – porta serenità e abbondanza.

Mi piace pensare che sempre e comunque siamo sia discepoli che maestri e che le persone che incontro lungo il mio cammino di scalata verso la vetta, possano, in qualche modo, insegnarmi, ogni giorno, qualcosa di importante per migliorare il mio “passo”.

Tutte le mattine faccio un esercizio – tra i tanti – guardandomi allo specchio: ricordo a me stessa che le persone che incontrerò durante il giorno hanno qualcosa di importante da insegnarmi. E quando le incontrerò sarà il momento giusto, indipendentemente da ciò che riuscirò a valutare io, dal mio punto di vista parziale. Sta a me mettermi nello stato d’animo giusto per apprendere e prendere al volo le lezioni che ogni giorno porta con sé. Questo non vuol dire che incontrerò tutte persone che mi faranno “del bene”, ma vuol dire che – in quanto responsabile del mio benessere – sarò io a trovare il bene in ogni persona che incontrerò.

Sono una santa? No, assolutamente! Sono come te: una persona in cammino che ha tanto da imparare, soprattutto dai propri errori. E quando li commetto cerco di non giudicarmi troppo male.

Apprezzamento e perdono. Due parole magiche, perché quando le usi il mondo cambia. Cambia perché sei tu il primo a cambiare. Quando apprezzi i tuoi successi e perdoni i tuoi errori, acceleri il tuo passo, viaggi leggero e sei felice. Osservi il mondo dal punto di vista dell’umiltà che – stai attento – non vuol dire gonfiare troppo il proprio ego, ma nemmeno mettere sotto i piedi, come fosse uno zerbino, il proprio valore. E quando sei felice, non hai voglia di parlare male e legarti al dito le ingiustizie. Sai che sguazzare nella negatività può portare solo altra negatività e non fa bene prima di tutto a te e poi a chi ti circonda.

Per lo stesso motivo per cui non credo a notiziari che mi parlano in prevalenza di cose negative, sono convinta che funzioni davvero poco correggere solo gli errori delle persone, ai fini di una corretta educazione e buona condotta. Ecco perché quando penso qualcosa di bello di una persona, faccio come il dottor Kataria, glielo dico subito! E gli effetti di questo tipo di sincerità sono stupefacenti.

Per concludere, dato che siamo in tema di suoni, vibrazioni ed educazione alla felicità, voglio condividere con te un meraviglioso video che ho trovato “per caso” qualche giorno fa. Io ho i brividi tutte le volte che lo sento/vedo e tu?

Ci leggiamo alla prossima 😉

Rosalba

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