E’ semplice complicarsi la vita. Ed è complicato semplificarla.

Perché dico questo? Mi piace molto osservare me stessa, attraverso le persone che mi circondano. Nel corso della vita ho imparato che chi incontri può farti da specchio rivelatore di ciò che hai dentro: ogni persona arriva esattamente quando hai urgenza di mettere a fuoco qualcosa di te che ti è sfuggito, nel bene e nel male.

Voglio parlare di quando le persone che incontriamo ci rivelano qualcosa che fa male. Parlo di quelle relazioni fastidiose che non sai neanche tu perché lo sono. Perché non riesci, molto semplicemente, ad andare oltre e a vedere soltanto ciò che di buono quella persona ha da donare a te e al mondo?

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Mi sono data una risposta: quel fastidio che provi corrisponde ad un contrasto che hai dentro e che non hai ancora risolto. Hai pensato, in un dato momento storico, di poterlo nascondere per bene, chiuderlo in qualche angolo recondito del tuo essere, pensando che il tempo facesse il resto. Poi è saltato fuori e anche in modo fetente: mica si è fatto riconoscere per quello che effettivamente è – cioè una tua roba non risolta. Piuttosto preferisce mostrarsi sotto forma di due occhi un naso e una bocca, un sesso e una particolare fisicità, con un determinato carattere che interagisce con te.

Una mia cara amica, mancata sei anni fa, diceva sempre: “Sono dinamiche, Rosalba.”
Alla lettera “dinamica”, significa ciò che concerne il movimento dei corpi.

Ecco perché dico che è semplice complicarsi la vita. Per risolvere il tuo contrasto interno, quindi per semplificarti la vita, dovresti riconoscere che ciò che ti ferisce, ti innervosisce, ti infastidisce e non ti fa vivere sereno, si trova dentro di te e che la persona che hai avuto la fortuna di incontrare e che ti ha tirato fuori determinate emozioni, in realtà non ha fatto altro che aiutarti nella consapevolezza dei tuoi limiti. Se ci pensi, però, è molto più semplice dare la colpa agli altri piuttosto che cominciare a rendersi conto che siamo noi i diretti responsabili delle nostre pene. Questa semplicità è solo apparente perché, andando avanti con questo atteggiamento, non facciamo altro che prenderci in giro e quindi, complicarci la vita.

Con questo non voglio dire che non sia giusto esprimere la propria rabbia, la propria tristezza o qualsiasi altro sentimento. C’è un’enorme differenza tra l’essere arrabbiati e esternare la propria rabbia rispetto ad una precisa situazione.

È facile (ma poco utile perché aiuta a complicare l’esistenza)avere la reazione poco intelligente di  identificarci con determinate emozioni, tanto da incatenarcele al cuore, proiettando colpe e responsabilità all’esterno.

Quando punti il dito verso qualcuno osserva attentamente la tua mano: tre dita puntano verso di te

E’ una questione di punti di vista, ma non nel senso che io sono dalla parte della ragione e tu che mi hai ferito con il tuo atteggiamento sei dalla parte del torto. È proprio quando scegli di osservare la dinamica in modo diverso che ti rivela qualcosa di nuovo.

 NAMASTE’

La mia anima riconosce la tua anima. Onoro l’amore, la luce, la bellezza, la verità e la gentilezza in te perché è anche dentro di me. Nel condividere queste cose non c’è alcuna distanza e differenza tra noi. Siamo gli stessi. Siamo uno.

Puntare il dito crea divisione. Se è vero che le persone che incontriamo – a maggior ragione quelle che non vorremo mai incontrare – sono i nostri più grandi maestri, perché ci rivelano parti nascoste di noi, come fossimo davanti ad uno specchio magico, allora quel dito quando giudichiamo, in realtà lo stiamo puntando dritto verso noi stessi.

Girare quel dito verso se stessi – come si fa nello Yoga della Risata – permette di cambiare il punto di vista. Non stiamo più giudicando/condannando ma ponendo una domanda a noi stessi? Cosa posso migliorare?

È semplice complicarsi la vita ed è complicato semplificarsela. Quello che è complicato è cambiare punto di vista. Le persone che arrivano a noi, soprattutto quelle che definiamo “negative” sono quelle che potrebbero semplificarci il compito, permettendoci di vedere come si sta dall’altra parte. Cambiare punto di vista significa prendersi la responsabilità di tutto ciò che ci accade: successi ed insuccessi.  Questo richiede una certa consapevolezza, quindi uno sforzo, seppur minimo a mio parere, ma comunque percepito come insormontabile. Perché poi, in fondo lo sappiamo che quando cambiamo profondamente, cambia davvero tutto.

Alla prossima 😉

Rosalba

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