Quante volte ti sei sentito in dovere di ricambiare la gentilezza di un dono? Magari questo pensiero è stato tanto predominante da non permetterti di godere appieno del regalo ricevuto.

Donare, elargire, offrire regalare, tutti termini che hanno in comune un significato: dare ad altri liberamente e senza compenso, cosa utile o gradita.

Eppure pare che, quando riceviamo in dono un regalo, con esso sia sottinteso l’obbligo di dover contraccambiare con qualcosa di pari valore, se non superiore. Forse questa sensazione non è poi così assurda.

L’atto del donare presuppone che ci sia qualcuno disposto ad accogliere, gradire, accettare, ricevere, la nostra voglia di essere gentili.

Un ricco mercante fece dono ad un maestro di un’ingente quantità di monete d’oro per la costruzione di un nuovo monastero.
Il maestro accettò senza dimostrare né entusiasmo né gratitudine.
Seccato, il mercante gli disse: “Potresti almeno ringraziarmi”.
“E perché dovrei?” gli rispose il maestro. “È chi dona che dovrebbe essere grato.”

Storia Zen

Se ci pensi, chi dona – a meno che non abbia secondi fini come il mercante della storia zen – ha come ricompensa grande e impagabile quella che scaturisce dal suo stesso gesto gentile.

Ti è mai capitato di preparare una sorpresa, un dono per qualcuno e di provare un profondo senso di gioia, di completezza nel dedicare il tuo tempo a quell’attività?

Non ci rimarresti male, se la persona si lasciasse sfuggire tutta l’emozione che in qualche modo hai preparato per lei, solo pensando a quanto si sente in debito nei tuoi riguardi?

Che cos’è un regalo se non la preparazione di un istante di intensa emozione, chiamato presente, che va vissuto da almeno due persone: un donatore e un ricevente.

Accenno ad uno studio che mi ha sempre affascinato e che mi sembra appropriato in questo caso.

malinowskiL’antropologo polacco Bronislaw Malinowski condusse tra il 1915 e il 1918 una serie di ricerche socio-culturali tra gli abitanti delle isole Trobriand, un arcipelago a nord-est della Nuova Guinea.

Le popolazioni di queste isole praticano una forma di scambio detta “kula”: tra gli abitanti delle isole circolano due tipi di oggetti – collane fatte con conchiglie rosse e bracciali fatti con conchiglie bianche. Le prime circolano in senso orario e le seconde in senso antiorario, in modo tale che le une possano essere scambiate solo ed esclusivamente con le altre. kulaGli oggetti non rimangono nelle mani di un unico proprietario per lungo tempo, perché vengono nuovamente scambiate. A questo “kula” sono affiancate altre forme di scambio, più prettamente commerciale.

Un altro famoso antropologo, Marcel Mauss, autore del celebre “Saggio sul dono”, Maussriconobbe, come alla base di questo scambio, ci fosse una forza magica, altrimenti detta “mana” (termine che può essere tradotto come “forza sovrannaturale”, “potere spirituale” “forza vitale”).

Mauss interpretò il “mana”, nel caso degli scambi nelle isole Trobriand, come una forza che conserva un carattere benefico solo nel caso in cui viene trasferita, direttamente o indirettamente, grazie a passaggi intermedi, al primo donatore. Interrompere questa operazione significa in qualche modo bloccare il carattere benefico del “mana” e convertirlo in forza distruttiva nei confronti dell’inadempiente.

In questo caso il dono assicura il fluire di un’energia buona all’interno di un organismo, nel quale il funzionamento di ogni singolo organo è garantito dal fluire di questa energia che è garantito dai singoli organi. Se uno o più organi del suddetto organismo funzionasse male da non permettere a tale energia di fluire nel modo corretto, tutto l’organismo ne risentirebbe in qualche modo.

Il movimento circolare di questo “kula”,mi richiama alla mente altre immagini, associazioni che desidero qui condividere.

Non sono mai stata una cima in fisica e matematica, ma avevo i miei argomenti del cuore, quelli che, al di là della freddezza manualistica, mi parlavano di altro.

E’ il caso del Moto circolare uniforme e del Moto armonico.

“Il moto circolare uniforme descrive un punto materiale che percorre una traiettoria circolare mantenendo costante il modulo del vettore velocità istantanea. Si chiama moto armonico il movimento che si ottiene proiettando su un diametro le posizioni di un punto materiale che si muove di moto circolare uniforme.

moto cu e moto a

Il punto P, muovendosi sulla circonferenza, percorre per forza di cose una traiettoria circolare. Ma c’è una parte di quel punto – nella fattispecie la sua proiezione ortogonale sul raggio, che procede di moto armonico: per la prima metà della circonferenza, il punto Q avanza in una direzione; durante la seconda metà, nella direzione opposta.

Il movimento del punto P, lo associo al “kula”, lo scambio di oggetti, il dono. Mi piace pensare alla sua proiezione Q come alla magia che scaturisce da questo rituale: un’onda di energia che avanza per tornare inevitabilmente indietro,  che si genera solo dopo aver azionato consapevolmente un meccanismo, il “kula”.

Donare significa, innanzi tutto, imparare ad accogliere. Godere nel proprio presente di ciò che si è ricevuto. Apprezzarlo e dare il giusto valore al dono inteso come oggetto, ma tenendo ben presente che insieme a quella “cosa” si sta ricevendo una potente energia di amore, che è l’essenza del dono stesso. Comprendere questa essenza vuol dire  lasciarsi nutrire da essa, per poi rimetterla in circolo, con l’aggiunta consapevole del proprio valore individuale, certi del fatto che l’energia del dono messa in circolo, tornerà indietro al momento opportuno.

Rosalba 🙂

leader ly

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