Qual è la differenza tra limiti e opportunità?

Un limite è il valore dal quale risulta condizionata l’entità o l’estensione di un’attività, di un’azione, di un comportamento, di una prestazione, di una caratteristica. Ma è anche una linea terminale, divisoria, una sorta di confine. Una malattia, una condizione economica sfavorevole, un lavoro che non ci piace, una relazione che non ci soddisfa…possono essere dei limiti.

Un’opportunità, invece, è quando si presentano una o più circostanze o condizioni appropriate o favorevoli al concretarsi di un’azione.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Giacomo Leopardi

Può un limite essere un’opportunità? Dipende. Da cosa? Sempre dallo sguardo che sei disposto ad adottare. Non tutti desiderano avere successo nella vita – e con successo intendo un’ampia gamma di prospettive, limiti e opportunità di realizzazione individuale e collettiva.

Amo molto le parole, il loro significato e la magia che celano.

Successo, per esempio, vuol dire “esito favorevole”, “buona riuscita”. Ma è anche il participio passato del verbo succedere. Quindi ha a che fare con qualcosa che si è avverato in seguito ad un lavoro continuo, costante.

Come mai alcune persone, a parità di duro lavoro, hanno successo e altre no?

Alla base del nostro modo di agire ci sono i pensieri, che ci permettono di provare determinate emozioni, che a lungo andare creano il nostro apparato di credenze, convinzioni. Osserviamo il mondo attraverso quelle lenti.

Non è corretto, dunque, dire “Non sono capace o portato a fare questo o quello!”. Più giusto è affermare “Credo di non essere capace”.

La capacità di apprendimento è sempre attiva, da 0 a 200 anni. Ciò che permette ad un bambino di apprendere più velocemente è proprio il fatto che non si pone limiti – anche se a volte oggettivamente ce ne sono. La sua spinta naturale ad andare avanti, gli permette di apprendere velocemente e di trasformare i limiti apparenti o presunti, in opportunità.

Non credo esistano formule magiche in grado di trasformare la mentalità di una persona da fallimentare in vincente, a meno che la persona in questione non ci creda fermamente.

Porterò in questo articolo la mia esperienza: alcune strategie che mi sono state utili (e continuano ad esserlo) per lavorare sulle mie convinzioni e renderle un po’ meno limitanti e un po’ più potenzianti, per poter vedere risultati diversi nella mia vita.

Il primo passo è scegliere la storia giusta da raccontarsi, quella in grado di tirare fuori il meglio di te. Non è importante che la storia sia vera. L’importante è che sia in grado di far leva sulle giuste emozioni. Questo non vuol dire essere poco realisti o raccontarsi falsità.

Fatti una domanda: quanto vuoi che sia reale il tuo obiettivo? E’ in base alla risposta che ti darai, che ti invito a pensare, ad emozionarti e ad agire.

A tutti capita di trascorrere periodi particolarmente difficoltosi. Di fronte ai problemi c’è chi si abbatte e compie azioni che lo aiutano per la discesa, chi invece pensa che tutto accada per un motivo e che ogni avversità contenga in sé l’opportunità di un beneficio equivalente, magari anche più grande. E se ci fai caso, nessuno dei due ha torto. Eppure i risultati che si ottengono da queste due prospettive sono così diversi.

Come stai messo a piani alternativi?piani alternativi

Lo sapevi che il cosiddetto piano A, quello che hai studiato  nei minimi dettagli e che è “perfetto” sotto tutti i punti di vista più uno e che quando fallisce è in grado di farti piombare nella disperazione più profonda, è anche il piano meno interessante e divertente, oltre che – a volte – meno utile ai fini del tuo successo?

E’ facile ragionare in termini di perfezione e imperfezione. Pensiamo che ciò che è perfetto porti inevitabilmente al successo; ciò che non lo è al fallimento. A tal proposito mi viene in mente il mio professore di biologia delle superiori, quando cercava di tranquillizzare me e i miei compagni di classe a proposito della morte: – Ragazzi, quando moriamo raggiungiamo in realtà la più alta forma di perfezione: l’equilibrio termodinamico.

Hai mai provato a fare qualcosa, anche quando le prospettive non corrispondevano alle tue aspettative? Hai provato a farlo, libero dal pregiudizio che le cose non sarebbero andate bene, solo perché i presupposti non corrispondevano ai tuoi piani?

Mi esercito costantemente in questa attività di distruzione del mio senso di perfezione. E ogni volta scopro che, quando vado oltre questo limite, mi sto dando la possibilità, l’opportunità di vedere e sperimentare la perfezione e la puntualità dell’imprevisto. E non solo. Scopro che i fallimenti non esistono, ma ciò che è reale e tangibile è che tutto porta a risultati, che sia in termini di buon esito di un progetto o di lezione di vita appresa.

Ti dirò di più. Allenarsi in termini di successo e fallimento ti porterà ad essere qualche volta un vincitore, altre un perdente. Quando per te esistono solo risultati, allora sei un vincitore, al 100%, sempre e comunque.

Perché all’inizio ho detto che non tutti vogliono avere successo nella loro vita? Perché non tutti vogliono prendersi la responsabilità della loro esistenza. Tu sei l’unico responsabile della tua vita.

Osserva chi è portatore sano di questo pensiero: che tipo di vita conduce? E che tipo di vita conduce chi invece tende a dare la responsabilità della propria buona o cattiva sorte al mondo esterno? Dare la responsabilità di ciò che accade, sempre all’esterno, significa essere alla mercé delle circostanze, un prodotto casuale di forze esterne. Ho i brividi solo a pensarci.

Assumersi la responsabilità di ciò che mi accade, non significa che tutto va sempre bene. Significa che quando faccio qualche cavolata emerita, posso imparare e riprovare in modo diverso, per poter fare meglio. Significa considerare un fatto molto importante: posso farcela!

E’ bello ampliare le proprie conoscenze, accumulare informazioni per puro piacere e curiosità o per effettiva necessità. Credo fermamente che le persone di successo non siano coloro che per forza di cose abbiano accumulato un maggior numero di informazioni. E’ importante essere informati. Ma non è il segreto.

Piuttosto sono convinta che una persona di successo sia colui o colei che sappia dove trovare le informazioni di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno.

henry fordMi ha sempre affascinato la storia di Henry Ford e di come, per controllare il suo impero industriale, non avesse fatto affidamento su un bagaglio di conoscenze teorico-scolastiche, ma su intuito, saggezza e carisma.

Ford lasciò la scuola appena diciassettenne e fece la sua esperienza sul campo, cominciando come apprendista. Napoleon Hill racconta ampiamente di lui nel suo libro Pensa e arricchisci te stesso:

Durante la Prima guerra mondiale, un giornale di Chicago pubblicò una serie di pensa e arricchisci te stessoeditoriali in cui, fra l’altro, si accusava Henry Ford di essere un “pacifista ignorante”. Ford si offese e querelò il direttore per calunnia. Quando si arrivò al processo, i legali del giornale sostennero di poter provare ciò che era stato scritto, chiamando lo stesso Ford al banco dei testimoni per dimostrare alla giuria quanto fosse davvero ignorante. Gli posero una sfilza di domande di ogni genere per far affiorare con evidenza che, sebbene possedesse notevoli cognizioni specializzate sulla produzione automobilistica, tutto sommato era un asino.
Ford dovette ascoltare quesiti seccanti come: “Chi era Benedict Arnold?”, “Quanti soldati gli inglesi mandarono in America per soffocare la ribellione del 1776?”. Rispondendo all’ultima domanda, Ford disse: “Non conosco il numero esatto di soldati inviati dagli inglesi, ma ho sentito dire che erano molti più di quelli che poterono tornare a casa”.
Infine, stanco di tutte quelle domande, oltremodo infastidito da un avvocato particolarmente offensivo, Ford puntò il dito contro di lui ed esclamò: “Se volessi davvero rispondere alle domande insulse che mi pone, o alle migliaia che vuole porre, mi permetta di ricordarle che nel mio ufficio ho una fila di bottoni elettrici che posso pigiare quando voglio per convocare chi mi dà la risposta esatta a tutte le questioni relative ai miei affari. Ora, vuole spiegarmi perché dovrei riempirmi il cervello con un sacco di nozioni generiche per tener testa agli stupidi che mi pongono domande, visto che ho a disposizione tutti gli uomini che voglio per avere i fatti che mi servono quando mi servono?”
La logica della risposta era certamente ottima.
L’avvocato era stato steso, zitto. Tutti i presenti nel tribunale si resero conto che non avevano di fronte un ignorante, ma un uomo veramente istruito. E’ davvero istruito chi sa dove attingere le conoscenze quando ne ha bisogno e come organizzarle in forma di progetti pratici. Grazie all’aiuto della sua “alleanza di cervelli”, Ford poteva disporre delle nozioni specialistiche che gli servivano per diventare uno degli uomini più ricchi d’America. Non era essenziale che ingombrasse la mente con una zavorra di nozioni.

Napoleon Hill

E poi alla fine di tutto una cosa te la voglio proprio dire (e con l’occasione la ricordo anche a me stessa che non guasta mai!): DIVERTITI! Quando ti diverti significa che stai facendo ciò che ami. E quando fai ciò che ami non puoi che farlo bene!

Se hai bisogno di verità, ricordane una, quella fondamentale:non ne uscirai vivo da questa storia! Quindi perché prolungare l’agonia facendo ciò che non ami?

Rosalba

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