Le parole con cui ti parli sono fondamentali. Nel corso della nostra esperienza formiamo un vocabolario tutto personale di termini che rivolgiamo solo ed unicamente a noi stessi. Il modo con cui ti parli ti permette di relazionarti con il resto del mondo. Il dialogo interno pregiudica il tuo umore e il tuo benessere più di quanto possa immaginare.

Hai mai provato ad esaminare attentamente quei momenti nei quali ti senti di cattivo umore senza nessun apparente motivo? Oppure quando, preparandoti a vivere una nuova esperienza, percepisci un senso di disagio e malessere che non riesci a spiegarti? Se potessi mandare a rallentatore il nastro dei pensieri che scorre in quei frangenti e osservarli in modo distaccato come se fossi un estraneo, troveresti subito le parole che, una volta eliminate, renderebbero il testo più fluido e comodo a una lettura metaforica.

È un primo grande passo verso la conoscenza di te stesso essere in grado di riconoscere che cosa ti rende felice.
– L. Ball –

Come riconoscere il modo in cui parli a te stesso?

Con questo articolo voglio darti una prospettiva divertente e utile. Si tratta di un gioco molto semplice e che puoi fare in qualsiasi momento della tua giornata. Pensa ad una persona che stimi molto. Qualcuno che ti ha ispirato e che continua a farlo. Una persona che ammiri per la sua capacità di districarsi nei momenti difficili. Pensa a questo individuo – uomo, donna o bambino – che fa scaturire in te sentimenti di serenità, di gioia, di ammirazione. Non deve essere necessariamente una persona viva. Può trattarsi di uno scrittore, un poeta, un personaggio pubblico, un cantante, un musicista, un artista. Qualcuno che conosci sufficientemente, anche attraverso la sua opera e di cui ammiri la sua capacità di essere o essere stato in vita.

Comincia a immaginare come parlerebbe quella persona nelle più disparate situazioni. Se persisti nel gioco, ti renderai conto di come, straniandoti da te stesso, disinneschi l’abitudine a reagire in modo automatico.

Il fatto stesso di dover pensare consapevolmente cosa quella persona che tanto stimi direbbe in preda alla rabbia, alla paura, alla gioia, durante una lite tra colleghi, in un litigio con il proprio partner, ti permetterà di recuperare la tua presenza e scegliere la soluzione migliore.

Chiunque sia in grado di ottenere un particolare risultato, lo crea mediante azioni specifiche, sia mentali, sia fisiche. Se si duplicano esattamente le stesse azioni, si possono duplicare i risultati prodotti da una persona.

– A. Robbins –

Del resto, cos’è la nostra vita, se non la possibilità quotidiana di creare noi stessi ad immagine e somiglianza di ciò che più ci piace, limando le disarmonie ed accentuando le nostre virtù?

Allontanarsi da se stessi, seppure per gioco, non è sempre e solo mancanza di autenticità e coerenza. Il cambiamento parte sempre da un atto consapevole e scomodo: alzarsi dalla poltrona della conoscenza assodata e viaggiare verso un punto indefinito fuori dalla zona che definiamo casa.

Cambiare una parola, un’espressione con cui dialoghiamo con noi stessi, significa mutare il modo stesso con cui solitamente ci rappresentiamo una situazione e le emozioni che ne scaturiscono. Non sarà strano notare cambiamenti persino nella fisiologia, nell’espressione del viso, nella postura del corpo.

La ricerca di sé prevede molto spesso il dover abbandonare atteggiamenti, modi di essere, pensieri e compagnie nocive alla nostra autenticità. Prendere la distanza dalle proprie abitudini aiuta a comprendere quale di esse continuiamo ad adottare solo ed unicamente per familiarità e non perché ne riconosciamo una reale utilità.

Quali sono le parole o le espressioni che vuoi cambiare nel tuo dialogo interiore?
Se ti va condividile con me nei commenti.

Rosalba

 

 

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