Per spazzare via la polvere e le nubi dell’anima è importante recuperare la propria presenza in ciò che si fa: non conta ciò che fai ma quanto sei in grado di essere nel tuo agire quotidiano.

manuale-di-pulizie-di-un-monaco-buddhistaIl libro   Manuale di pulizie di un monaco buddhista di Keisuke Matsumoto  parla proprio di questo.

Alla base di questa piacevole lettura c’è la visione, tipicamente giapponese, che le pulizie siano qualcosa di molto più alto e importante che una semplice e rozza mansione da eseguire in fretta e controvoglia.

Non solo nei templi buddhisti, ma anche nelle scuole elementari e medie, in Giappone, gli studenti si occupano di tenere puliti i locali e il mobilio degli edifici scolastici.

Qual è il motivo di questa scelta? A quanto pare esiste un legame tra pulizie esteriori e interiori.

Occuparsi con cura di svolgere i mestieri di riordino e pulizia aiuta a spazzare via la polvere e le nubi dell’anima. Si narra che un discepolo del Buddha raggiunse addirittura il Nirvana mentre spazzava.

Le pagine di Matsumoto mi hanno colpito per la semplicità immediata con la quale descrivono alcune azioni che tutti compiamo quotidianamente. Tali azioni cambiano radicalmente la loro valenza quando le eseguiamo in totale presenza.

E’ proprio la presenza che è capace di trasformare un’azione ripetitiva in un rituale di guarigione per l’anima e il corpo.

Se ci pensi, il male che affligge molte persone, alle volte persino noi stessi, è quello strano malessere che porta a trascinare in modo insoddisfatto, stanco e lamentoso l’esistenza nei vari momenti della giornata.

Fare controvoglia, addormenta la propria essenza che sogna inevitabilmente ciò che crede gli manchi per essere felice.

Sentire che la vita non è come l’avevi immaginata porta ad agire per noia, un po’ come fossi una specie di ladro pronto a rubare lo stretto necessario a chi sembra averne più di te.

Fai, compri, appari, nel vano tentativo di alimentare un’essenza che non ama cibarsi di tutto ciò.

Come può aiutarci a spazzare via la polvere e le nubi dall’anima, imparare a fare le pulizie come i monaci buddhisti?

Il libro suggerisce tanti piccoli rituali. Per le pulizie di quegli oggetti difficili da spolverare quotidianamente, è preferibile scegliere i giorni che contengono le cifre 3 e 9; mentre per le riparazioni di varia natura i giorni preferiti sono i cosiddetti shikunichi, ossia quelli che contengono il 4 e il 9 (shi =quattro; ku=nove; nichi=giorni).

Portare a termine le faccende prima che cali il sole, dedicare la giusta cura e attenzione pulizie-di-un-monaco-buddhista-imgad ogni attività, non lasciare accumulare i lavori, per non contornarsi di trasandatezza ed esserne automaticamente contagiati nel corpo e nell’anima.

Per spazzare via la polvere e le nubi dell’anima occorre eseguire ogni mestiere con cura e devozione: gli attrezzi da lavoro, così come gli oggetti e gli ambienti che si puliscono hanno una particolare energia che in ogni caso va rispettata.

Lavare, far asciugare – possibilmente al sole – stirare, piegare e mettere via il bucato. Farlo tutti i giorni permette di non accumulare e quindi di guadagnar tempo. Trascurare le faccende in base all’umore, infatti, porta a far ammassare oltre che i vestiti sporchi anche la sporcizia dello spirito.

La lettura è stata sorprendentemente gradevole, insomma. Ed è per questo che mi sono divertita ad estrapolare quattro consigli, facilmente applicabili, per chi, come me, desidera creare dei buoni rituali di guarigione, per spazzare via la polvere e le nubi dell’anima.

Rituali non solo per fare le pulizie. Puoi creare un rituale per ogni momento della giornata e per qualsiasi attività svogli periodicamente.

Trasformare un’azione che compi in automatico in rituale, ti permetterà di portare sacralità nella tua esistenza a partire dalle piccolissime cose.

Pensa che bello sarebbe creare il rituale del risveglio, o il rituale dell’inizio della giornata lavorativa; oppure un rituale che contraddistingua il tempo speciale che trascorri con tuo figlio, con il tuo partner o con te stesso.

I quattro suggerimenti che sto per proporti non vogliono essere ricette tassative da seguire alla lettera. Piuttosto degli spunti da introdurre a proprio modo nella quotidianità, per stare bene.

Ecco dunque per te i quattro consigli per cominciare a spazzare via la polvere e le nubi dall’anima:

  1. FAI MENO IMMONDIZIA
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    Quante cose butti via perché credi non servano più a nulla? Quanti oggetti ancora funzionanti getti a favore di altri nuovi?“In ogni singolo oggetto è racchiuso lo sforzo incalcolabile impiegato da chi lo ha costruito, nonché tutta la sua anima”.
    Manuale di pulizie di un monaco buddhista

    Sentirsi grati per l’utilità che gli oggetti e le persone hanno avuto nella nostra vita è il modo più bello per dare a loro e a noi il giusto valore.Il fatto che alcuni oggetti possano effettivamente non servire più, può succedere: prima di gettarli via, domandati se puoi dar loro una nuova utilità o se possono servire a qualcuno di tua conoscenza.

    Le cose – e le persone – esistono perché sono in relazione reciproca tra di loro. Pensare di esistere di per sé, porta a discriminare oggetti e persone e  decidere cosa o chi è utile e cosa o chi è da scartare.

     

  2. RIPARARE E RIVITALIZZARE
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    Questo consiglio va a braccetto col precedente.

    Si rompe qualcosa? Piuttosto che tentare di ripararla, si butta via e se ne compra una nuova: un modo di fare che a lungo andare si applica anche alle relazioni umane.

    C’è un’espressione molto bella che si usa nelle relazioni: ricucire il rapporto.
    Questo vale tra due amici. Ma anche tra marito e moglie o tra genitori e figli.Spesso mi ritrovo a fare osservazioni molto banali. Ma ci hai mai fatto caso che una volta le relazioni erano molto più longeve? E non è vero che dipende solo dal fatto che si ingoiavano più rospi o ci si divertiva di meno.Anche l’economia domestica richiedeva un tipo di mentalità diversa: i vecchi vestiti, dopo essere passati di figlio in figlio, finivano la loro utile vita come stracci per le pulizie.

    Le abitudini rivelano la nostra capacità di far fronte alle difficoltà. La scusa che viviamo in tempi di spreco non può a lungo giustificare la responsabilità che ogni individuo ha nei confronti di sé e degli altri.

  3. ZENGOSAIDAN
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    E’ un’espressione zen che significa:”Non pentirti di ciò che hai fatto in passato, non preoccuparti per il futuro e dedicati con tutte le forze a non avere rimpianti.”In altre parole:”Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”

    L’abitudine di mettere in ordine ogni cosa dopo averla usata, di risolvere un problema, una questione, una lite, non appena si presenta alla nostra attenzione, permette ai pensieri negativi di non attecchire nel nostro cuore.

    E’ un po’ come permettere alle cose di fluire, alle nubi di diradarsi e al cielo di tornare sereno.

    Tralasciare ognuna delle cose sopra elencate e farle accumulare all’esterno, così come nella nostra coscienza, renderà i pensieri negativi sempre più difficili da spazzare via.

     

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    In altre parole, saper creare sinergia e coinvolgere tutti in tutto per stringere legami forti e stabili.Che sia in famiglia, a scuola, a lavoro o con gli amici; che si tratti di pulizie di casa, di attività di gruppo o dell’organizzazione di eventi, è necessario che si lavori in modo affiatato.E’ importante che ognuno abbia ben chiaro il proprio ruolo e quello degli altri, per sapere come muoversi nello spazio e in che modo agire nel rispetto del proprio lavoro e di quello altrui.

    E poi è necessario provare tutti i ruoli. La teoria è importante per conoscere. Ma è solo attraverso l’esperienza diretta che è possibile prendere coscienza delle diverse sfaccettature di un ruolo, così da poterlo rispettare anche quando non siamo noi a svolgerlo.

    Proprio perché la nostra esistenza non è isolata dagli altri, darsi ruoli e ruotare gli stessi, permette di rafforzare i legami e di stemperare le cocciutaggini e presunzioni a favore di un aumento della fiducia reciproca.

     

Sono in nostri comportamenti a rivelare la capacità di fronteggiare gli eventi, uno dopo l’altro, in maniera sistematica. Bisogna dare il massimo, anche nei piccoli gesti di tutti i giorni. Esiste un concetto che ben rappresenta questa tradizione: anche una singola goccia d’acqua lasciata in un mestolo può, in realtà, salvare la vita  a cento miliardi di persone. Prendiamo coscienza dell’importanza di una goccia d’acqua e dirigiamo il nostro sguardo interiore verso le cose più importanti. In questa filosofia non c’è spazio per sprechi: non si tratta di avere fini ecologisti, bensì di nutrire la nostra anima e spazzare da essa ogni ombra.

K. Matsumoto, Manuale di pulizie di un monaco buddhista

Il rito aiuta a risvegliare la nostra presenza creatrice nel mondo. Una vita ricca di rituali non imposti dall’esterno, ma creati su misura col proprio sentire, è una vita sacra e quindi legata alla divinità che risiede in ognuno di noi.

Quando sei presente qualsiasi cosa tu faccia è un’occasione per spazzare via la polvere e le nubi dall’anima e raggiungere un grado di consapevolezza che coincide sempre più con il tuo risveglio spirituale.

Spero che questo articolo ti sia stato utile. Se hai voglia condividi nei commenti i tuoi rituali, quelli che rendono sacra la tua vita, a beneficio di tutti, sarò felice di leggerti e risponderti personalmente.

Se ti incuriosisce la lettura del libro di Matsumoto, puoi acquistarlo qui :

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Rosalba

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