Imparare il silenzio non è solo il requisito fondamentale della capacità di ascoltare: il silenzio è un vuoto e grazie ad esso si prende coscienza della presenza.

Forse non tutti sanno che esistono dei “neuroni del silenzio”. A parlarne è la rivista scientifica Neuron.

Esiste nel nostro cervello un circuito che ha il compito di trasportare il segnale del silenzio dall’orecchio fino alla corteccia uditiva, nel lobo temporale.

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Uno speciale gruppo di neuroni si attiva tutte le volte che si tace, alle sospensioni, durante le pause.

Grazie a questo esclusivo gruppo di neuroni, quando non c’è niente da ascoltare, ci si mette in ascolto del nulla.

In altre parole, quando tutto intorno tace, il cervello percepisce il rumore del silenzio.

Quali sono i benefici dell’imparare il silenzio?

Cominciamo col dire che  il silenzio ha per l’anima la stessa funzione che il sonno ristoratore ha per il corpo.

Nell’encefalo esistono due canali: uno atto a percepire il pieno, l’altro il vuoto. I due canali, pur essendo separati e funzionando autonomamente, dialogano tra loro per allinearsi.

Qualsiasi tipo di linguaggio – quello comune, ma anche quello artistico, quello musicale, poetico, ecc – acquista significato in virtù dei pieni che si alternano ai vuoti, dei suoni che lasciano il posto a silenzi, della musica che sfuma in pausa e sospensione.

Imparare il silenzio è la capacità di saper apprezzare e comprenderne la sua essenza: il vuoto.

Imparare il silenzio vuol dire anche apprendere l’importanza dell’ordine e del riordino fuori e dentro di sé, che conduce inevitabilmente alla riscoperta della propria condizione presente.

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Il silenzio è il requisito fondamentale della capacità di ascolto. Imparare il silenzio significa anche saper stare zitti quando è il momento di ascoltare il tuo partner mentre prova a farti capire il suo modo di sentire, tuo figlio mentre ti racconta, il tuo collega che ti spiega…

Imparare il silenzio ha davvero molteplici implicazioni: dimenticare questa pratica necessaria ci rende preda della frenesia della vita, degli impegni, dell’emotività che crea tempeste interne ed esterne.

Ascoltare il silenzio significa avere la capacità di interrompere quel chiacchiericcio continuo della mente che ripete in serie, non lo schema più utile per noi, ma quello che abbiamo appreso per abitudine.

Presto il silenzio diventerà una leggenda. L’uomo ha voltato le spalle al silenzio. Giorno dopo giorno inventa nuove macchine e marchingegni che accrescono il rumore e distraggono l’umanità dall’assenza della Vita, dalla contemplazione e dalla meditazione. Suonare il clacson, urlare, strillare, rimbombare, frantumare, fischiettare, rettificare e trillare rafforza il nostro ego.

Jean Arp

Se ti sei sentito dubbioso su come comportarti rispetto ad alcune situazioni delicate, difficili, nel corso della tua vita, sono certa che avrai trovato grande giovamento dal raccoglierti in silenzio.

Per sapere cosa dire, per sapere cosa fare, per comprendere l’importanza di ciò che nella tua vita va buttato via a favore di un volo più leggero e propizio hai bisogno di una sola cosa: imparare il silenzio.

Imparare il silenzio significa azzittire tutti coloro che nella tua vita hanno o dicono di avere autorità e riconoscere all’unico essere possibile questo ruolo pieno di importanza e responsabilità: tu.

Ma cosa significa possedere una disciplina del silenzio?

Personalmente la identifico in quella capacità magica di espandere quello spazio che c’è tra dire e fare, fra una domanda e una risposta, fra un’idea e l’altra, tra un pensiero e il successivo, tra un’emozione e la sua conseguenza.

Qual è l’utilità di questa espansione? Di quale spazio stai parlando, Rosalba?

Ognuno degli estremi sopra elencati puoi posizionarlo nel passato e l’altro nel futuro: la causa e l’effetto.

Questo tipo di mentalità ti inserisce in un meccanismo, che come un binario forzato ti porta ad assumere dei comportamenti prestabiliti.

Dal momento in cui sei in grado di dilatare lo spazio che c’è tra questi due estremi tu costruisci il ponte della tua presenza:quello spazio privilegiato nel quale l’unica voce autorevole è la tua.

Tutto questo deriva dall’imparare il silenzio?

Non solo, è ovvio! Ma come ho già scritto più sopra, i due canali presenti nell’encefalo, quello atto a percepire il pieno e quello che è sensibile al vuoto, pur funzionando autonomamente, sono in continuo dialogo.

Questo significa che allenare la propria capacità di percepire e vivere il silenzio, modifica le informazioni dell’altro canale e quindi la nostra vita rumorosa.

Lo spazio che ti invito ad espandere è uno spazio mentale, emotivo che identifico con un preciso tempo: il presente.

Il tempo in cui, come amo spesso dire, puoi effettivamente fare, cambiare, agire. Per un solo motivo: perché sei.

In questo spazio tempo si è pronti.

In che senso, Rosalba?

Te lo spiego con un esempio che lessi una volta in un libro di antropologia teatrale.

Con l’esempio l’autore voleva spiegare la caratteristica dell’attore in scena: egli deve avere un corpo-mente pronto.

Pronto come i cow-boys nelle sparatorie dei film western: colui che rimane vivo non è necessariamente il pistolero più veloce, ma colui che ha un corpo-mente pronto.

Ma pronto a cosa?

A percepire quell’esatto istante in cui dovrà schiacciare il grilletto. Tale istante è nel presente. Ma non in un presente mentale. In un qui e ora tangibile che tocchi solo se sei stato in grado di espandere l’intercapedine di cui abbiamo parlato sopra.

Ho cominciato a rendermi conto che si può ascoltare il silenzio e imparare da esso. Ha una qualità e una dimensione tutta sua.

Chaim Potok

Prima di salutarti vorrei darti alcuni punti di partenza per poterti allenare e imparare il silenzio.

ASCOLTARE GLI ALTRI

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Come ascolti gli altri normalmente? Stai ascoltando davvero ciò che l’altra persona ti sta dicendo oppure non fai altro che proiettare il tuo chiacchiericcio interiore anche negli altri?

Quest’ultima è una pratica piuttosto comune. Ma se vuoi davvero imparare il silenzio è necessario ascoltare gli altri. E per farlo bisogna sviluppare l’empatia.

Per non proiettare il proprio sentire sugli altri in modo poco utile per noi stessi  e per l’interlocutore, prova a cercare situazioni equivalenti durante le quali tu hai vissuto sensazioni simili a chi si sta confidando con te.

Questo ti aiuterà a non giudicare e a farti utile specchio per l’altro.

Infatti, quando abbiamo dei problemi e sentiamo la necessità di confidarci, non stiamo cercando dei veri e propri consigli.

Piuttosto siamo alla ricerca di chi sappia ascoltarci e suggerire, attraverso un atteggiamento autenticamente comprensivo, la nostra personale soluzione.

ASCOLTARE L’AMBIENTE

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Ovunque tu sia, prenditi cinque minuti durante la giornata per ascoltare l’ambiente che ti circonda. Immagina di avere il mantello dell’invisibilità e di muoverti nelle stanze, tra le panchine del parco, in un bosco, tra gli scaffali del supermercato, senza essere visto né sentito.

Soffermati su brandelli di discorsi, osserva la disposizione dei pacchi di biscotti negli scaffali, nota l’associazione di colori, percepisci gli odori, la temperatura. Senti ciò che è gradevole e sgradevole per te. Ma senza investirci emotività.

Sei lì. E basta. Questo di per sé è una grande gioia indipendentemente da come sei abituato a codificare situazioni del genere.

ASCOLTA LA MUSICA

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Non solo quella che ami. Ascolta tutta la musica.

Il meraviglioso potere della musica è quello di dilatare quel mondo di mezzo tra esterno ed interno, quel ponte di cui parlavamo sopra.

Ogni musica è in grado di creare onde emotive dentro di noi. Osservale. Senza giudizio. Come per l’ambiente. Senti la gioia e la bellezza del tuo essere lì, totalmente presente a ciò che stai percependo.

ASCOLTA TE STESSO

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Allo stesso modo ascoltati. Sì, osserva quel chiacchiericcio isterico, quel tuo saltare da un pensiero nevrastenico ad un altro. Soffermati sulle sensazioni emotive, sulle percezioni fisiche dei pensieri.

Osserva il dolore che senti alla spalla, al dente. Guardalo in silenzio.

Ricorda: il silenzio è vuoto. Dunque è assenza di giudizio. Stai allenando quel gruppo di neuroni che percepisce il contrario del pieno. Per poter rileggere il pieno in modo completamente diverso: più utile per te.

Imparare il silenzio è farsi testimone pronto e attento. Esattamente come l’attore sul palcoscenico, mentre interpreta il ruolo che gli è stato assegnato e lo fa in piena e totale autenticità.

Ci leggiamo alla prossima;)

Rosalba

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