Perché in questo momento non sei felice quanto desidereresti? Perché non ti senti bene come vorresti sentirti? Probabilmente è solo questione di resistenza.

Ti spiego cosa intendo: il motivo per cui non sei felice dipende dai residui emotivi che oppongono resistenza.

Vecchi stati – non d’animo ma emotivi – che hanno bisogno di un po’ di tempo per essere trasformati in alte vibrazioni.

Perché se non sei felice, molto probabilmente stai alimentando con la tua attenzione uno o molti dei seguenti stati:

ansia
vittimismo
autocommiserazione
lamentela
depressione
pessimismo
arrabbiatura
risentimento
aspettativa
deresponsabilizzazione

Così facendo ti senti vittima di qualche crudele circostanza della vita. La verità, per quanto possa farti arrabbiare (e sarebbe completamente inutile, credimi!) è un’altra.

Ti sei reso vittima delle tue personali e limitanti credenze.

Ma c’è una soluzione: perché se non sei felice la chiave sei sempre e solo tu.

Tutto dipende dal tuo stato interiore: la tua vita affettiva, la tua felicità, la tua salute, la tua ricchezza è un riflesso di ciò che hai dentro.

Non sei ricco perché hai un conto in banca sostanzioso, ma hai un conto in banca sostanzioso perché ti senti ricco; sei povero non perché non hai soldi, ma non hai soldi perché ti senti povero.

Il motivo per cui non sei felice non è perché sei vittima del mondo esterno, ma non sei felice perché ti senti vittima del mondo esterno.

Sono parole formulate secondo un certo ordine. Un’idea, sostenuta individualmente e collettivamente attraverso un sentire.

Persino la crisi non esiste. C’è chi rifiuta tale idea e ha notevole successo. Non esiste nulla là fuori, nel mondo esterno, che non sia stata precedentemente sostenuta dal tuo mondo interiore.

Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione.

S. Freud

Tu sei un’emittente di pensieri: ogni pensiero che invii rimane latente fino a quando non torni a sintonizzarti su di esso.

Quanto più torni su uno stesso pensiero con l’attenzione, tanto più lo nutri di energia: non sei felice perché continui a emettere pensieri non felici.

Il pensiero è potente: quando è puro e positivo influenza la tua vita in modo positivo. Se è negativo…ora sai perché non sei felice, vero?

Qual è il modo migliore per neutralizzare l’effetto dei pensieri negativi?

Il modo più efficace per disattivare gli effetti di infelicità è ignorarli. Sì, hai compreso bene: smetti di dar loro da mangiare e li eliminerai.

E se vuoi accelerare il processo, impara a vivere nell’armonia: in  questo modo il tuo sistema immunitario emozionale si alimenterà di ciò che lo rende salvo dal pericolo di non sentirsi felice.

Diventare responsabili e co-creatori significa spostare il baricentro da fuori a dentro: le sorti dell’equilibrio cambiano completamente, perché tale equilibrio dipende da te.

Sei felice nella misura in cui riesci a creare sentimenti superiori e li sostieni con la tua attenzione. In questo modo il tuo mondo esterno si adatterà a ciò che già vivi dentro.

Parlo di sentimenti superiori e di emozioni in modo distinto: la differenza è spiegata da Dario Canil nel libro che più volte ho citato nei miei articoli, Avrah ka dabra.

I sentimenti superiori originano dal cuore e vanno ben distinti dalle emozioni che invece sono generate dalla mente. L’Anima utilizza la naturale e genuina manifestazione del cuore per consolidare se stessa in questo piano esperienziale e per divenire autocosciente. Quando ti innamori sei in questa vibrazione e se riesci a trasformare quel sentimento in amore senza possesso vi permani, altrimenti ne sporchi in qualche misura la purezza originaria. Anche quando assisti a qualcosa di straordinario, come un gesto di generosità autentica, il tuo cuore si commuove e vibra ad alta frequenza. Persino quando contempli la natura e diventi parte di essa o ti “immergi” nella luce dell’Anima altrui attraverso uno sguardo in stato di Presenza esprimi la vibrazione superiore del cuore.

D. Canil

Non sei felice perché non sei consapevole dei tuoi pensieri.

Osservando te stesso comprendi bene come le emozioni in senso lato sono un’ostacolo (quando sono negative) o una distrazione (in tutti gli altri casi) alla tua felicità, perché non sono sentimenti autentici in grado di far vibrare la tua Anima.

Questo non significa che da oggi comincerai ad ignorare tutte le emozioni: esse sono un’opportunità per scorgere il tuo volto più autentico.

Ricorda sempre il potere contenuto nelle parole: esse hanno la capacità di rivelare, persino celandola, la verità.

Menzogna è una parola meravigliosa: deriva dal latino mentionia e dal verbo mentiri e significa alla lettera “affermazione contraria a ciò che si sa o si crede vero“.

Così le emozioni sono delle menzogne nel senso che sono verità da guardare allo specchio interiore della propria autentica presenza.

Cosa significa?

Non sei felice perché non accetti l’emozione che ti si presenta per quello che è in quel momento, ma le dai un potere totalizzante.

L’osservazione, l’accettazione e la resa permettono di scorgere nell’emozione menzognera la verità che cela.

E così la menzogna della paura rivela il volto autentico dell’amore; la menzogna della rabbia il valore della quiete interiore.

Le emozioni sono una grande opportunità nella misura in cui sono violente. Grazie alla tua presenza hai la possibilità di posizionarti nell’occhio del ciclone, da dove tutto appare sotto una luce differente.

Allora ogni esperienza della tua vita diventa necessaria.

Una volta capito perché non sei felice, cosa puoi fare praticamente per trasformare le emozioni-menzogna allo specchio della tua  presenza?

Ti propongo un esercizio semplice e divertente. Nel linguaggio comune usiamo impropriamente parole e tempi verbali: questa pratica alimenta atteggiamenti sbagliati, perché si tende a portare al presente situazioni passate o che stanno passando.

Hai mai fatto caso a come parli? Ti sei mai sorpreso a dire:

“Ho sempre mal di testa”

Il verbo al presente e l’avverbio di tempo “sempre” rinforzano un’idea di immutabilità: in qualsiasi momento della tua vita hai male alla testa.

Prova a trasformare queste espressione (e espressioni simili) dal presente al passato.

Così la precedente frase potrebbe diventare :

“Ho avuto mal di testa per un paio di giorni, ma ora va decisamente meglio e mi sento bene”

Descrivi il problema al passato, mentre al presente usa espressioni di risoluzione positiva e di opportunità.

E’ come portare sempre con sé lo specchio con il quale Perseo sconfisse Medusa:

Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare, Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine catturata da uno specchio.

I. Calvino

perché-non-sei-felice2E se ancora ti domandi perché non sei felice nella tua vita e ti lamenti di quanto sei sfortunato ad aver incontrato ostacoli e difficoltà che hanno appesantito il tuo cammino e rallentato la tua ascesa alla gloria, ti ricordo che ogni nemico, ogni menzogna cela un’arma infallibile per il guerriero di luce che sei.

Esattamente come avviene per Perseo nel mito greco, meravigliosamente spiegato dalle parole di Calvino in Lezioni americane:

La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letterarietà del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori. Il rapporto tra Perseo e la Gorgone è complesso: non finisce con la decapitazione del mostro. Dal sangue d Medusa nasce un cavallo alato, Pegaso; la pesantezza della pietra può essere rovesciata nel suo contrario; con un colpo di zoccolo sul Monte Elicona, Pegaso fa scaturire la fonte da cui bevono le Muse. In alcune versioni del mito, sarà Perseo a cavalcare il meraviglioso Pegaso caro alle Muse, nato dal sangue maledetto di Medusa. (Anche i sandali alati, d’altronde, provenivano dal mondo dei mostri: Perseo li aveva avuti dalle sorelle di Medusa, le Graie dall’unico occhio).
Quanto alla testa mozzata, Perseo non l’abbandona ma la porta con sé, nascosta in un sacco; quando i nemici stanno per sopraffarlo, basta che egli la mostri sollevandola per la chioma di serpenti, e quella spoglia sanguinosa diventa un’arma invincibile nella mano dell’eroe: un’arma che egli usa in casi estremi e solo contro chi merita il castigo di diventare la statua di se stesso.

I. Calvino

Ora sai perché non sei felice: rimani, dunque, al centro di te, nella tua totale presenza, punto di snodo e specchio vivente nel quale la menzogna cede il posto alla verità.

E la verità, amica mia, amico mio, ti libera (per citare qualcuno che di difficoltà nella vita ne ha avute parecchie!)

Alla prossima 😉

Rosalba

 

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