Essere consapevoli vuol dire conoscere se stessi, saper identificare punti deboli e punti di forza, comprendere e riconoscere il proprio modo di reagire nelle più disparate situazioni, saper ascoltare e discernere desideri, bisogni ed emozioni.

Essere consapevoli significa anche non identificarsi con nulla di tutto questo.

Quando sei consapevole vedi il processo globale del pensiero e dell’azione. Ma ciò può accadere solo quando non ci sono condanne. Quando condanno qualcosa non la comprendo, è un modo per evitare qualunque tipo di comprensione.

J. Krishnamurti

Essere consapevoli ha a che fare anche con il riconoscersi in quanto energia che agisce e crea nell’universo.

Tale energia è immortale, eterna e ha molti meno limiti di quanto normalmente siamo abituati ad imporci.

Essere consapevole presuppone la capacità di rimanere ben saldi nell’unico tempo possibile: il presente.

Uno dei più grandi ostacoli al nostro benessere e alla totale e presente espressione è l’identificazione con la mente che rende il pensiero compulsivo e ossessionante.

La cascata di pensieri che produciamo quotidianamente creano una separazione netta (ma illusoria) tra ciò che sei e ciò che pensi di essere (leggi anche Sei ciò che senti)

C’è una grande differenza tra usare la mente ed essere usati da essa.

Nel primo caso la mente diventa uno strumento straordinario a nostra disposizione; nel secondo caso essa è in grado di creare malattia.

Se non sei capace di spegnere la mente – e con spegnere la mente intendo porre fine a quel continuo chiacchiericcio che accompagna le tue giornate – allora la mente ti sta usando.

La voce (o le voci) che senti nella testa fanno pronostici sugli avvenimenti futuri, sulla base delle esperienze passate: praticamente un cane che si morde la coda.

E’ questo il motivo per cui molto spesso ci si sente condannati e perseguitati dalla nuvola di Fantozzi.

Nel suo illuminante libro Il potere di adesso, Eckart Tolle spiega molto bene la necessità di essere consapevoli per intraprendere il viaggio stimolante alla scoperta del potere dell’attimo presente.

Molto interessante ai fini di questo articolo è il concetto di corpo di dolore.

Tutti i dolori emotivi che provi o che hai provato nel corso della tua vita, lasciano una traccia in te: una sorta di residuo che, accumulandosi, va a fondersi con tutta la sofferenza che a mano a mano incameri.

Le emozioni non sono altro che messaggere di importanti informazioni per noi: subirle o reprimerle equivale a non saper interpretare i messaggi di cui si fanno portatrici.

Non riuscire a decifrarle significa non scioglierle: quel nodo emozionale rimane dentro di noi, riproponendosi ogni qual volta che si ripresentano delle condizioni esterne tali da far risuonare quel nodo interno.

Il motivo per cui -nonostante il tuo impegno nel lavoro, nello studio, nelle relazioni, nella vita privata – si ripresentano determinate spiacevoli dinamiche, può dipendere da quello che Tolle chiama il corpo di dolore.

Come ogni essere vivente, anche il corpo di dolore è dotato di spirito di sopravvivenza.

Cosa mangia il corpo di dolore?

Ovviamente si alimenta di dolore, di situazioni spiacevoli, ricordi sgradevoli, energie che tendono a consumare e ad abbassare la frequenza di chi le prova.

Un’altra cosa che lo rende praticamente invincibile è la tua totale identificazione con esso: essere consapevoli significa sapere che tu non sei il corpo di dolore.

Tale consapevolezza fa sì che il dolore si trasformi quasi istantaneamente: in cosa?

In consapevolezza!

Quindi riassumendo: il corpo di dolore – il mio, il tuo, quello di tutti – si nutre e cresce forte e “sano” se mangia altro dolore.

Inoltre a rendere il suo sistema immunitario praticamente inattaccabile è la tua totale e inconsapevole identificazione con esso.

Una cosa che il corpo di dolore trova particolarmente rivoltante è la gioia, l’allegria, l’amore, la serenità.

E’ vero, sostengo spesso l’idea che la normale condizione degli esseri viventi sia quella della gioia.

Ma quando ci si identifica con quei nodi non risolti, in genere si tende a guardare alla gioia, alle occasioni in cui condividere risate e buonumore, come a momenti non affini e poco rispettosi nei riguardi del nostro umor nero.

Essere consapevoli è il modo per dissolvere il corpo di dolore: si è consapevoli quando si diventa testimoni delle nostre emozioni.

Osservare con gli occhi del testimone è un po’ come essere a teatro e ricevere un messaggio importante per la nostra crescita, filtrato dalla finzione scenica.

Molte dottrine spirituali sostengono che il dolore sia un’illusione.

La parola “ludo” è latina e significa gioco, esercizio, spettacolo. Veniva usata per lo più al plurale per riferirsi ai pubblici spettacoli dell’antica Roma.

Illusione, in-ludere, in ludo: essere nel gioco, coscienti che si tratta di un gioco. 

Questo significa essere consapevoli.

Un’attenzione prolungata e consapevole recide il legame tra il corpo di dolore e i tuoi processi mentali e dà il via alla trasformazione. E’ come se il dolore diventasse combustibile per la fiamma della tua consapevolezza, che allora prende a risplendere più vividamente. Questo è il significato esoterico dell’antica arte alchemica: la trasformazione del vile metallo in oro, della sofferenza in consapevolezza. La frattura interiore viene risanata e tu recuperi la tua consapevolezza. La tua responsabilità nel non creare ulteriore dolore.

E. Tolle, Il potere di adesso

Nel suo libro, Tolle suggerisce semplici passaggi per poter diventare testimoni consapevoli di quanto ci accade.

Te li riassumo qui di seguito.

Quando ti trovi a vivere stati emotivi dolorosi per prima cosa focalizza la tua attenzione sulla sensazione che provi dentro di te, riconoscendo che si tratta del corpo di dolore.

A questo punto accettane l’esistenza, senza permettere a questa sensazione di trasformarsi in un pensiero. Questo significa che non c’è bisogno che tu la analizzi o la giudichi.

In altre parole evita di identificarti con tale sensazione, limitandoti ad osservare in modo vigile e presente ciò che accade dentro di te.

A questo punto, oltre che diventare consapevole della sensazione che stai osservando, cerca di esserlo, allo stesso modo, dell’osservatore silenzioso, testimone di tutto ciò.

Essere consapevoli significa non identificarsi con schemi mentali o emotivi. Essere consapevoli implica la totale presenza dell’osservatore/testimone.

Per approfondire questo discorso ti ricordo che ho creato Dream On un corso on line esclusivo, aperto solo a chi è iscritto alla mia Newsletter.

Ci leggiamo alla prossima 🙂

Rosalba

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