Ti è mai successo di voler essere contento e in pace con te, ma di non aver la minima idea di come fare?

Se ti chiedi “cosa è successo?” trovi che nulla intorno a te è effettivamente cambiato, ma sembra come se la gioia sia uscita dalla tua vita, sostituita da una sorta di fatica e apatia generalizzata.

In genere, momenti di down fisico, psichico ed emozionale capitano a tutti e in molti riescono a risalire la china in breve tempo.

In altre occasioni, invece, sembra che ci si avviti in un vortice discendente che dura per giorni interi e, nei casi più gravi, si protrae per settimane e mesi, senza trovare nessuna apparente ragione.

Oggi la depressione mette in difficoltà diverse persone.

Risulta che circa il 10% delle persone può vivere un vero e proprio episodio di depressione.

L’organizzazione Mondiale della Sanità valuta che nel 2020 la depressione sarà il secondo problema di salute globale.

Prima la depressione era un problema di chi aveva passato la mezza età: adesso risulta che il primo attacco di depressione compare in età adolescenziale.

Non solo.

Chi ha subito un attacco di depressione ha maggiore probabilità di ricaderci nel giro di un anno.

Un altro preoccupante disturbo sempre più in crescita nel corso degli anni è l’ansia.

Risulta che un numero sempre più crescente di bambini e giovani soffra di ansia considerata patologica.

Tali disturbi derivano da periodi di stress e di esaurimento che alle volte si verificano quasi senza un’apparente ragione.

La verità è un’altra.

Questi disturbi sono preceduti da processi sotterranei che creano l’ambiente propizio nella nostra mente, affinché tali periodi vengano vissuti come stressanti.

Alcune scoperte recenti dimostrano che è possibile uscire fuori dalla zona calda dei problemi, quella emotiva, che ci provoca infelicità, ansia e depressione, portandoci nei casi estremi a manifestare malattie gravi anche nel corpo.

Sarà successo anche a te, durante una giornata di lavoro, di studio, di attività quotidiane, di fermarti improvvisamente e percepirti esausto, come una pila scarica.

Tali sensazioni ed emozioni sono le risultanti di fasci di pensieri, sensazioni fisiche ed emotive, che hanno creato quella precisa sfumatura emotiva.

La risultante diventa uno stato mentale predominante.

I pensieri possono influire sul nostro umore, ma è vero anche il contrario: il nostro umore influisce sui nostri pensieri.

Quindi è possibile che un momento di tristezza, per quanto transitorio, possa essere alimentato da altri pensieri simili.

Anche il corpo compie un ruolo fondamentale in tutto questo: esso influenza la mente e quindi i pensieri e l’umore.

Tutto questo può risultare preoccupante se lo si guarda da un certo punto di vista, ma anche confortante.

Perché la verità è che l’intero nostro modo di considerare la vita può essere modificato da piccolissime variazioni che avvengono nel corpo.

Sorridere, mettere il muso, aggrottare le sopracciglia, avere una postura eretta o ingobbita: la scelta è ciò che fa la differenza.

Gli psicologi Strack, Martin e Stepper condussero un esperimento con due gruppi di persone: chiesero loro di guardare uno spettacolo di cartoni animati e poi di valutare quanto fossero stati divertenti.

I primi guardarono lo spettacolo con una matita tra la labbra, in modo da essere costretti a serrarle in una specie di broncio.

I secondi, invece, guardarono i cartoni animati con la matita tra i denti, simulando quindi un sorriso.

Gli impressionanti risultati mostrarono che coloro che appartenevano al secondo gruppo avevano trovato lo spettacolo molto più divertente di quelli con il broncio.

Tutti questi particolari dimostrarono che la realtà una e indistinta non esiste: ognuno vive ciò che ha dentro, poiché il peso della nostra personale esperienza è in grado di provocare stati emotivi ben precisi.

Puoi essere una persona che  è stata in grado di raggiungere grandi traguardi nella vita, ma di fatto potresti non sentirti felice, soddisfatto, in pace con te stesso.

L’idea che “dovresti essere felice, ma non lo sei” non fa altro che scatenare un meccanismo deleterio della mente.

Alle volte succede che, una persona apparentemente di successo, nel profondo sia agitato da pensieri di paura di fallire.

Un malumore passeggero è in grado di agitare una mente, portando a galla ricordi di momenti in cui la paura di fallire aveva trovato conferma in un evento già accaduto.

Sulla superficie la connessione tra i diversi stati d’animo può non sembrare così evidente.

Ma effettivamente funzioniamo in questo modo e un singolo elemento tipico di uno schema emotivo acquisito, può scatenare tutti i sentimenti raggruppati nello schema stesso.

E il passato invade il tuo presente grazie ad un piccolo elemento scatenante in grado di avere un effetto notevole sullo stato d’animo.

Ci sono dei momenti in cui tali stati d’animo arrivano e vanno via subito.

Altre volte accendono delle spie luminose nella mente che fatichiamo a spegnere: un po’ come fosse un allarme che non si disattiva una volta passato il pericolo.

Quindi tu vivi ancora “come se” l’allarme fosse attivo.

Questo atteggiamento è tipico degli esseri umani ma non degli animali. Questi ultimi, infatti, passato il pericolo, tornano immediatamente a fare ciò che stavano facendo prima che l’evento pericoloso si verificasse.

La mente umana funziona in modo diverso, soprattutto quando il pericolo non è evidente: un pensiero minaccioso, spaventoso o triste, attiva una parte della mente che comincia  a indagare, tentando di spiegare li perché.

Perché mi sento così?

Andare alla ricerca del motivo, non sarà molto utile, per un semplice motivo: quando lo stato d’animo è triste, i pensieri che ne scaturiscono non fanno altri che alimentare quel genere di umore.

Dietro il tentativo di cercare il motivo, so bene che c’è il desiderio di sbarazzarsi dello sgradevole stato d’animo che si sta vivendo.

Attivando il pensiero razionale-critico, alla ricerca di una soluzione, la mente non fa altro che analizzare la distanza che separa la situazione presente e ciò che si desidera raggiungere, attivando tutte le risorse per poter colmare quella distanza.

In questo modo risolviamo problemi complicatissimi.

Ma il problema dell’infelicità non è un problema vero e proprio.

Perché dal momento in cui attiviamo con il nostro pensiero critico per colmare la distanza che separa la nostra infelicità dalla desiderata felicità, cominciamo a porci domande delicate del tipo: che cosa c’è che non va in me? Che cosa ho sbagliato?

Domande del genere non rincuorano un granché. Piuttosto ottengono lo sgradevole effetto di affossarci in un’analisi esistenziale senza fine, dove la desiderata felicità appare sempre più come un impossibile traguardo.

Quindi, rimuginare sul da farsi crea un vero e proprio problema, più che dare la soluzione. 

Come uscire da questo circolo vizioso? Attraverso la mente consapevole.

Siamo abituati a utilizzare e conoscere l’aspetto analitico della mente, quello che si occupa di processare i pensieri, giudicare, pianificare, passare al setaccio i ricordi e cercare soluzioni.

Esiste però un altro aspetto della mente, detto consapevole, che è attivo tutte le volte che siamo consapevoli del fatto che stiamo pensando.

Pur non negando la necessità di risolvere i problemi, la mente consapevole offre un tempo e uno spazio adeguati dove poter scegliere il modo migliore per risolvere problemi.

Come si allena la mente consapevole? Attraverso la meditazione.

La parola meditazione porta facilmente con sé tanti pregiudizi. Quando parlo di meditazione, le persone immediatamente mimano la posizione del fiore di loto, con gli occhi chiusi e le mani nella posizione del Vitarka Mudra.

Non è scorretto, ma non è l’unico modo in cui si medita.

E’ possibile meditare seduti, sdraiati, mentre si cammina, sull’autobus, sul treno, in fila alla posta.

Non si medita solo in ambito religioso e meditare non è complicato e per pochi eletti.

La pratica meditativa ha bisogno di impegno e dedizione per chi desidera intraprenderla e usufruire dei suoi numerosi benefici.

Diversamente da ciò che si è generalmente portati a pensare, il tempo che decidi di investire nella meditazione non toglie tempo ai tuoi impegni e alla tua vita: piuttosto te lo restituisce.

La pratica costante permette di osservare i nostri pensieri e sentimenti nei diversi frangenti di vita nei quali emergono, trasformandoci in testimoni consapevoli e aperti.

Se desideri sperimentare i benefici della meditazione puoi iscriverti al corso base gratuito per imparare a meditare:

Rituale per il tuo Benessere

Il percorso meditativo che ti propongo è un valido strumento per poter osservare depressione ed ansia da un punto di vista consapevole e aperto, gettando le basi per una definitiva risoluzione ad essi.

Per approfondire i benefici della meditazione, leggi l’articolo LE DUE MODALITA’ DELLA MENTE.

Buona vita e buona meditazione 🙂

Rosalba