Sono davvero tanti gli scienziati e i medici che hanno condotto e continuano a condurre studi e laboratori sui benefici che la meditazione porta nella vita di chi la pratica con costanza.

Ma effettivamente cosa si allena quando si medita?

La consapevolezza.

Con l’articolo precedente abbiamo parlato di come ansia e depressione siano stati emotivi che è possibile controllare grazie alla pratica costante della meditazione

Leggi l’articolo DEPRESSIONE ED ANSIA: UN MODO PER USCIRNE

Tra i vari benefici dell’essere consapevole c’è proprio quello di migliorare notevolmente il proprio livello di felicità personale, attraverso una gestione intelligente dei propri stati emotivi.

A questo proposito è interessante citare il lavoro del dottor Davidson sulla misurazione della felicità.

Osservando l’attività elettrica in varie aree del cervello, Davidson scopre che, quando le persone sono emotivamente atterrate – quini arrabbiate, depresse, ansiose – si attiva maggiormente la corteccia prefrontale destra.

Al contrario, quando le persone sono di buon umore, ad azionarsi è la parte sinistra.

Da questa osservazione Davidson inventò l’indice di umore, basato proprio sul rapporto tra l’attività elettrica nella corteccia prefrontale destra e sinistra.

Ma guardiamo più da vicino in che  modo la meditazione influisce sul nostro benessere emotivo, fisico e psicologico.

La nostra mente ha due modi di mettersi in relazione con il mondo: attraverso il fare e attraverso l’essere.

Entrambe le modalità sono utili, a seconda dell’occasione e dell’esperienza che si sta vivendo.

Quando siamo nel fare, sarà semplice risolvere e organizzare, gestire e portare avanti, progetti, faccende, problemi nei vari ambiti della propria vita.

Questa modalità risulta poco o niente utile quando si tratta di sofferenze emotive, perché in questi casi, non c’è nulla da risolvere, gestire o organizzare.

In questi casi è necessario essere ciò che si sente. Non è possibile esimersi da questo dato di fatto, senza creare conflitto e resistenza.

Attraverso l’essere avviene un cambio di prospettiva della situazione che si sta vivendo: si osserva il mondo sotto una luce diversa, proprio come se dopo un temporale, il cielo si squarciasse all’improvviso, lasciando filtrare un intenso raggio di sole.

I colori appaiono diversi, persino i volti delle persone mutano, quando sono illuminati dal sole.

La modalità dell’essere, rispetto a quella del fare, è esattamente come il raggio di sole che illumina la situazione.

Quali sono alcune differenze tra le due modalità della mente?

Ti propongo una serie di casi in modo che tu possa osservarli nella tua vita.

Quando siamo nel “fare”, risulterà semplice ed efficace assimilare nuovi automatismi attraverso le abitudini.

Grazie alla ripetizione, la nostra mente acquisisce le informazioni necessarie per cedere poi il tutto al pilota automatico, senza dover ogni volta concentrarsi e utilizzare energia mentale.

E’ vero però che spesso si tende a ricorrere troppo al pilota automatico, anche laddove sia richiesta una certa presenza e consapevolezza.

Ad esempio, quando mangi, per poter nutrire il corpo in maniera adeguata è necessario essere in ogni boccone, in ogni sfumatura di sapore.

Questo ci aiuterà a raggiungere un sano senso di sazietà, oltre a nutrire in modo equilibrato il nostro organismo.

Grazie alla meditazione è possibile allenare intenzione e azione: in questo modo c’è un guadagno notevole in termini di tempo.

Molto spesso, infatti, le vecchie abitudini non rispondono alla formula più utile per noi, nel momento presente.

Il tran tran quotidiano ti costringe a vivere nella testa e non nella vita: le preoccupazioni, la concentrazione eccessiva sull’obiettivo, piuttosto che sull’agire presente, le mille cose che facciamo sovrapponendole, non fanno altro che stancare e derubarci del nostro tempo.

Quando siamo nel fare, analizziamo, confrontiamo, progettiamo. Nell’essere, invece, impariamo a conoscere il mondo attraverso i nostri sensi e questo ti dà l’opportunità di riscoprire una profonda curiosità per ciò che ti circonda.

Un’altra caratteristica del fare è la lotta, la resistenza.

Se sei triste, ciò che desideri è ritrovare la serenità e la felicità. Quando sei nel fare, però la tua attenzione si concentra sulla distanza che intercorre tra tristezza e felicità, tendendo ad amplificare il divario che ci allontana dalla seconda.

Quando sei nell’essere, sei come sei in quel momento, privo di giudizi. Questo significa che ti accetti, non come la versione definitiva e imperfetta di te, ma come il te di quel momento.

Consapevolmente riconosci che in quel preciso istante hai certe caratteristiche e piuttosto che combatterle, resistere e lasciarle persistere, le osservi con semplicità e compassione.

Essere nel fare inoltre, facilita quell’angosciante viaggio nel tempo mentale che crea rimpianto o ansia a seconda se ci si spinga troppo indietro o troppo in avanti.

Quando riviviamo qualche intenso evento passato o quando ci spingiamo troppo oltre verso il futuro, portiamo nel presente non l’evento in sé, ma l’emozione che percepiamo.

Attraverso la meditazione impari a osservare i tuoi pensieri in modo consapevole.

Questo, tradotto in vita, ha un riscontro davvero importante: sei saldo nel tuo presente, pronto a vivere il flusso del tempo nel momento in cui si dispiega.

Il ricordo e il progetto futuro sono ancora parte di te, ma ridimensionati alla loro effettiva utilità nel qui e ora.

La meditazione è una delle pratiche più antiche ed efficaci per interrompere la modalità del fare – laddove essa fosse deleteria – per attivare quella dell’essere consapevole.

Essere consapevole significa essere mentalmente presente: da qui impari ad essere, prestando attenzione alle cose, come sono nel momento in cui le vivi, senza sentire la necessità di giudicarle.

Gli studi di Mark Williams, docente di Psicologia Clinica a Oxford, che ha messo a punto la terapia cognitiva basata sulla mindfullness, ha mostrato che sono sufficienti otto settimane di pratica meditativa per ottenere risultati sbalorditivi.

Esiste una parte del nostro cervello, chiamata insula, che è fondamentale al nostro senso di connessione umana.

Attraverso la capacità di mettersi nella pelle dell’altro – l’empatia – impari a comprendere le diverse situazioni da dentro.

Quando una persona prova empatia, nel cervello si attiva l’insula. E l’empatia si accompagna a sentimenti di comprensione e gentilezza.

E’ stato scientificamente provato che questi sentimenti, oltre a creare del bene intorno, fanno bene a chi li prova.

La meditazione non fa altro che allenare ed espandere l’insula.

Gli effetti positivi di queste emozioni hanno riscontri benefici sul nostro senso di felicità e quindi sulla salute fisica.

Ma i benefici di una pratica consapevole di meditazione non si esauriscono qui: un gruppo di ricercatori nella facoltà di medicina del Massachusetts ha condotto degli esperimenti per poter valutare quanto la meditazione influisca sul livello di resilienza delle persone.

Chi si era sottoposto ad un programma di meditazione si sentiva maggiormente felice, meno stressato e con più energia.

A ciò si aggiunga il fatto che avevano più controllo sulla loro vita, scoprendo che essa acquistava più significato anche di fronte alle sfide.

Le difficoltà non erano fini a se stesse, ma reali opportunità di crescita e miglioramento.

Esistono davvero infiniti modi per poter allenare la propria consapevolezza: la meditazione non è solo una pratica che si esegue seduti in una scomoda posizione.

E’ qualcosa che si mischia con la vita, che si nasconde con essa, sporcandosi.

Attraverso la tua capacità di osservare puoi recuperare il controllo del tuo essere.

Prima di salutarti, ti propongo un esercizio-gioco da fare tutte le volte che bevi dell’acqua.

Prendi la bottiglia dell’acqua e versane un bicchiere: osserva il movimento dell’acqua dalla bottiglia al bicchiere; apprezza la capacità di mutare forma di questo liquido così fondamentale per la sopravvivenza.

Senti il rumore soave e morbido che produce; guardane la consistenza, la trasparenza, la purezza.

Avvicina il bicchiere alle labbra e come se stessi baciando qualcuno, lascia che l’acqua accarezzi le tue labbra, bagnandole.

Ora fai un sorso e tienila per qualche istante in bocca, percependo tutte le sensazioni tattili: senti come rinfresca tutta la bocca, ripulendola.

Ora deglutisci e segui il percorso dell’acqua dentro il tuo corpo, percependo nei minimi dettagli le sensazioni di vitalità, benessere, freschezza, idratazione che scatena il primo sorso di acqua.

La mente potrebbe distrarsi: non preoccuparti e limitati a prenderne atto; poi riportala con dolcezza al momento presente.

Ripeti i passaggi con altri sorsi di acqua. Alla fine del bicchiere osserva: cosa te ne pare? Era diverso dagli altri questo bicchiere di acqua, non è vero?

La cosa stupefacente non è tanto che puoi farlo con tutto ciò che fai, quanto il fatto che andiamo di pilota automatico praticamente ovunque.

E così facendo ci perdiamo la vita nella sua microscopica eppure immensa bellezza.

La meditazione non è una pratica complicata per pochi: fa parte della quotidianità di ognuno.

Attraverso la pratica meditativa puoi allenarti a moltiplicare il miracolo del bicchiere di acqua in ogni cosa che fai.

Come si chiama tutto questo?

Vita…da svegli!

Chi ci ha addormentato?

Ammesso che si tratti di poteri occulti, senza dubbio hanno operato con il nostro consenso.

E’ ora di cambiare, non trovi anche tu?

Scopri come

Impara a meditare

Alla prossima 😉

Rosalba