La felicità non è solo quello stato d’animo che si contrappone alla tristezza.

Le emozioni cosiddette negative, quali la rabbia, la paura, hanno in realtà un ruolo molto importante per la nostra vita: ci aiutano a difenderci e a fuggire dai pericoli.

Le emozioni positive, invece, ci permettono di connetterci con gli altri, aiutandoci a fronteggiare le situazioni difficoltose.

Il corpo umano ha la straordinaria capacità di reagire allo stress acuto. Quando è sottoposto a forte stress il nostro organismo attiva una reazione detta  di “combattimento e fuga”.

Le ghiandole surrenali secernono un ormone in grado di rilasciare energia accumulata; il sistema immunitario si attiva, i vasi sanguigni si restringono, il cuore e i polmoni aumentano la loro attività, i fattori di coagulazione aumentano nel sangue per riparare eventuali ferite, il cervello diviene più reattivo e riduce la percezione del dolore.

Tale reazione è salutare solo se è limitata nel tempo: nel caso in cui dovesse diventar cronica risulta letale per il nostro corpo.

Quando lo stress diventa cronico, infatti, tutte le reazioni che abbiamo visto poco sopra, degenerano: il cervello diminuisce la memoria e le funzioni cognitive, aumentando il rischio di depressione e insonnia; il sistema immunitario si deteriora, la costrizione cronica dei vasi sanguigni aumenta il rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari, le funzioni digestive e sessuali divengono soggette a vari disturbi.stress

Ciò che ci fa ammalare non è dunque lo stress, inteso come normale reazione alle situazioni di pericolo del nostro corpo, ma la sua cronicità.

L’infelicità è fonte di stress, come dimostra uno studio (Wilkinson-Pickett 2009).

Vivere una vita felice, però, non significa negare le emozioni negative o fingere di provare gioia in ogni istante.

Quella non è felicità, ma ingenuità.

Tutti incontrano difficoltà nel corso della propria vita: questo è del tutto naturale, come lo è provare rabbia, tristezza, frustrazione, o altre emozioni negative.

Tentare di convincersi che tutta questa fetta di vita non esista significherebbe negare una parte – importante – dell’esistenza umana.

Si può tuttavia scegliere: da un lato è possibile lamentarsi delle sventure capitate, dall’altro si può adottare l’atteggiamento di chi è in grado di raccogliere la sfida e mettersi alla ricerca della propria felicità, proteggendo i propri sogni e impegnandosi a combattere per essi.

La scienza ha ampiamente dimostrato come, le onde magnetiche prodotte dalla lamentela e da un pensiero negativo siano letali per i neuroni dell’ippocampo: è come se li spegnessero.

Tali neuroni sono fondamentali per la risoluzione di problemi. Frequentare persone che si lamentano continuamente, che spettegolano, giudicano e non fanno altro che focalizzarsi sugli aspetti negativi, provoca danni a livello cerebrale.

Lo stesso effetto lo producono i telegiornali e il bombardamento mediatico.

Prova a riflettere: vedere tutto nero è esattamente come vedere tutto rosa e fiori. Entrambi gli atteggiamenti sono poco utili.

Quello che accade non è né positivo né negativo: sono eventi oggettivi. Tu scegli come viverli e che tipo di energia mentale, fisica ed emotiva investire.

Ricordo in maniera molto vivida un fatto della mia infanzia: ero in macchina con mio padre, seduta sul sedile di dietro.

Guardavo fuori dal finestrino: rammento perfino le immagini che mi scorrevano davanti nel momento esatto in cui esposi a mio padre il mio dubbio.

Stavamo ascoltando un’audio cassetta di Rondò Veneziano. Una traccia era particolarmente triste e malinconica e me ne lasciai coinvolgere talmente tanto che chiesi a papà perché mai quella musica si fosse fatta improvvisamente triste: non era giusto, insomma! Chi mai sceglierebbe di rattristare con una cosa bella come la musica?

Mio papà mi rispose in modo molto saggio ma allo stesso tempo comprensibile (ero molto giovane, forse sei  o sette anni).

Mi spiegò che la musica è una forma di arte che parla della vita. E la vita non sempre è allegra e spensierata: esistono dei momenti tristi, altri malinconici e grigi, altri estremamente dolorosi.

Ma esattamente come la musica crea contrasto con le sue note, con i ritmi e con i tempi, così la vita, nella sua completezza, offre un quadro vario e colorato che non fa altro che confermare l’energia vitale che la anima e la rende unica e bella.

La spiegazione di mio padre mi convinse. E credo abbia creato le basi del mio modo di affrontare la vita.

Anche io mi scoraggio di fronte alle difficoltà. Esistono cose che mi spaventano tantissimo e che, in tutta sincerità, non vorrei mai affrontare.

Ma so benissimo che non ho il poter di decidere come si svolgerà ogni singolo istante della mia esistenza o di quella delle persone che amo.

Detto questo cosa faccio? Mi dispero e comincio a lamentarmi?

Proprio no! Capisco quello che è in mio potere e lo faccio: è possibile osservare qualsiasi evento con lo sguardo di chi non si lascia disorientare dalla grandezza delle disgrazie, ma è in grado di identificare le azioni da intraprendere per migliorare quella data situazione. 

Il migliore stato d’animo che conosco e che mi impegno sempre a mantenere, per il mio bene e per il bene di chi mi circonda, è la serenità: una specie di centro privilegiato e pieno di pace, come fosse l’occhio del ciclone.

La serenità di cui parlo si alimenta con un atteggiamento positivo, con la capacità di saper riconoscere e vivere i momenti felici, riuscirli ad amplificare e incorniciarli con il potere della gratitudine.

Esistono tante cose che puoi fare per migliorare il tuo punto di vista e per rendere il tuo centro sempre più forte, stabile, sicuro. Questo non significa che non ti capiterà di perdere il controllo della situazione: piuttosto sarà diverso il tuo punto di vista e comincerai a vedere nelle difficoltà tante opportunità per imparare e manifestare la migliore versione di te.

In diverse occasioni ho raccontato di me e della mia esperienza con il terremoto del 2009: credo di non essermi mai sentita in balia della tempesta come allora.

Era tutto distrutto: non sapevo cosa mettermi addosso (letteralmente perché i miei vestiti erano in casa e la casa era inagibile), non avevo più una casa, non avevo più la mia vita da universitaria, perché nel giro di una manciata di secondi quella furia aveva spazzato via tutto e si era preso la vita della mia migliore amica e di tante altre persone.

Certe volte devi toccare degli eccessi per raggiungere la sponda opposta: è necessario allontanarsi così tanto da quella che è la tranquilla felicità, per scoprire che puoi tornarci in un attimo, perché tutto dipende da te.

Quello che voglio dirti è che non vedrai mai la tua gioia se non sarai tu a impegnarti e ad aprire gli occhi per vederla: potrai essere la persona più fortunata o sfortunata del pianeta e continuare a vivere in uno stato di totale ingratitudine, tanto da non renderti conto che la tua gioia è con te, nel tuo modo di trasformare ciò che accade.

La mia amica morta durante il terremoto si chiamava Noemi. E fu grazie a lei che scoprii questo dettaglio piccolissimo e che fa tutta la differenza del mondo.

Noemi è un nome di origine biblica: le sue vicende sono narrate nel libro di Rut. Significa “la mia gioia”. La Noemi biblica cambiò il suo nome in Marah (che significa amareggiata, triste) dopo la morte del marito e dei suoi figli.

Quando dai agli eventi esterni il potere di cambiarti così profondamente da trasformarti in tristezza, allora perdi la tua gioia.

Per me, ai tempi del post terremoto mi suonò come una sfida: volevo conservare un bel ricordo della mia amica, oppure trasformarlo per sempre in motivo di amarezza?

Scelsi la prima opzione, naturalmente, esattamente come il suo nome mi aveva ricordato. E lo feci cominciando a ricordare tutti i meravigliosi momenti che avevano reso unica e rara la nostra amicizia.

Esistono due atteggiamenti (lo dico per semplificare, ma sono consapevole che ci sono miliardi di sfumature intermedie) con i quali è possibile affrontare i momenti difficili.

Il primo è quella delle persone infelici: si lamentano quando le cose non vanno tutte bene. Danno la colpa sempre ai politici, agli insegnanti, ai genitori, ai figli, al partner, a Dio. Di fatto a loro manca sempre qualcosa per essere davvero felici. In realtà sembra piuttosto che abbiano una gran paura di prendersi la responsabilità di esserlo: è molto più facile pensare che siano gli altri a renderci infelici che accettare che siamo noi a non impegnarci ad essere felici.

Il secondo tipo di persone sono le persone felici: anche a loro capitano tante cose tristi, dolorose. Anche loro hanno paura. Anche loro fanno fatica ad arrivare a fine mese. Persino loro hanno aspetti della loro vita che non li soddisfano per niente…ma…piccolissima differenza, invece di impiegare il tempo e l’energia mentale a cercare presunti responsabili, a vedere quanto c’è nel mondo di marcio e brutto, cercano di capire come possono migliorare la loro situazione e il loro benessere, partendo dagli aspetti belli, gentili e luminosi di questo pianeta che riempiono il cuore di coraggio e stimolano alla vita.

La felicità non ha nulla a che vedere con la superficiale ingenuità. Credo piuttosto che essere felici significhi saper vivere i momenti positivi e far fronte a quelli negativi: questo tipo di felicità porta benessere e salute.

Matthieu Ricard, biochimico francese, è diventato monaco buddista: si dice che lui sia l’uomo più felice del mondo.

La felicità non è una sensazione piacevole o un’emozione passeggera,
ma un’ottimale stato dell’essere.

M. Ricard

Secondo Ricard, la felicità non è altro che la totale eliminazione delle tossine mentali che creano tristezza e malattia.dvd-uomo-piu-felice-del-mondo

Il termine tibetano che sta per meditazione, significa “coltivare“: la meditazione per Ricard non è altro che la capacità di coltivare un nuovo stato d’essere, imparando a gestire i pensieri istante per istante.

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Rinunciare alle cause della sofferenza è il miglior regalo che possiate fare, certamente a voi stessi, ma soprattutto al mondo intero.

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Sono fermamente convinta che la felicità di cui abbiamo parlato fino ad ora, sia lo stato naturale dell’essere umano.

La malattia è un errore di sistema, causato dalla non felicità.

Va tuttavia ricordato che “errore” deriva da “errare” che significa “viaggiare“. Grazie al nostro “errare” noi ci dirigiamo verso la nostra mèta, verso ciò che siamo per davvero.

Un uomo sta affogando nell’oceano. Arriva una barca e cerca di aiutarlo, ma l’uomo risponde dicendo «non abbiate paura, andate, Dio mi salverà». Arriva la seconda barca, sempre con l’intenzione di salvare l’uomo che stava affogando. Ma l’uomo risponde ancora dicendo la stessa frase «non abbiate paura, Dio mi salverà»; ed anche la seconda barca se ne andò lasciando l’uomo nell’oceano. L’uomo mori affogato ed andò in Paradiso. La prima cosa che fece andò da Dio chiedendo perché non lo avesse salvato! Dio li rispose subito «Ti ho mandato due barche “stupido”»
Dio ci aiuta sempre, solo che ha volte non capiamo come ci sta aiutando.

Chris Gardner

Se sei arrivato fin qui a leggere è facile concludere che i benefici portati dalla felicità coinvolgono le nostre performance lavorative, le relazioni personali e la salute fisica.

Durante gli anni universitari ho avuto modo di osservare per parecchio tempo il lavoro degli attori di teatro.

Lo strumento dell’attore teatrale è il suo corpo e la sua voce: tutti gli effetti speciali che nel cinema sono creati grazie alla tecnologia, a teatro sono resi grazie all’amplificazione o meno di alcune parti del corpo.

Il volto è usato come fosse una maschera, spesso esasperandolo nelle espressioni; l’acrobazia e la danza sono i modi con cui l’attore si muove nello spazio.

Lo scopo è quello di far vivere un’esperienza sensoriale completa allo spettatore.

Durante un seminario teatrale, mentre osservavo il training di un attore, ricordo di aver notato come il mio corpo, seduto a terra, reagisse alle acrobazie di chi era in scena, con scatti improvvisi e del tutto inaspettati.

Volendone scoprire la causa, mi sono imbattuta in una scoperta avvenuta negli anni 90: un gruppo di neuroscienziati, capitanati da Giacomo Rizzolatti, all’università di Parma, in Italia, scoprono l’esistenza dei neuroni specchio.

Il gruppo stava conducendo degli esperimenti sulle scimmie e su come alcune zone del loro cervello si attivassero a seconda delle azioni proposte all’animale.

Per caso si accorsero che il cervello dell’animale reagiva anche nei casi in cui erano gli scienziati a fare qualcosa.

I neuroni si attivano sia quando compiamo qualcosa, sia quando vediamo compiere la medesima azione.

Questo è il motivo per cui ci piace molto vedere lo sport e non abbiamo bisogno di piangere per capire cosa provi una persona triste, ma ci è sufficiente guardarla.

La spiegazione di questo risiede in un fatto molto semplice e basilare: la nostra mente e il nostro corpo non sono realtà separate e autonome, ma strettamente correlate tra di loro.

La disciplina che studia questo si chiama P.N.E.I. (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) e si occupa dell’interconnessione tra sistema nervoso centrale e sistema immunitario.

Esiste una sorta di asse che fa comunicare questi due sistemi che dialogano tra di loro perché condividono gli stessi neuro-trasmettitori.

Questo significa che l’aspetto simbolico – come il pensiero positivo, la felicità, la gioia – produce dei trasmettitori che dal cervello arrivano al sistema immunitario, traducendosi in uno stato di salute coerente al messaggio originale (per esempio l’ossitocina che è detto l’ormone dell’amore e della felicità, produce uno stato immediato di benessere).

Ecco che un aspetto del tutto simbolico, che sembra essere quasi filosofico e per questo separato dal funzionamento dell’organismo, diventa un’aspetto materiale, quasi biochimico.

La nostra salute dunque dipende in primo luogo da noi, da come scegliamo di alimentare il nostro organismo, scegliendo il cibo più adatto a mantenere un alto livello di energia e tenendolo allenato con attività fisica; ma anche da come scegliamo di alimentare i nostri pensieri.

Essere consapevoli del nostro funzionamento ci aiuta a stemperare la paura irrazionale, quella con la quale veniamo controllati come massa.

La conoscenza è un atto potentissimo, che restituisce all’individuo tutte le sue capacità trasformanti e creatrici.

Quando sai, comprendi che si tratta solo di scegliere per il meglio: la realtà che si mostrerà ai tuoi occhi sarà quella che tu stesso hai consapevolmente selezionato, tra miliardi di possibilità.

A questo proposito vorrei invitarti a fare un esperimento. Sopra ti ho accennato qualcosa a proposito del potere della gratitudine, quando ti ho parlato di Noemi.

Ti invito a guardare bene il video qui sotto: uno studio conferma che mettere per iscritto la propria gratitudine nei riguardi di una persona per noi importante, aumenta il nostro stato di felicità dal 2% al 4%.

Esprimere a parole tale gratitudine fa impennare il livello di felicità dal 2% al 19%…provare per credere.

Prima di salutarti vorrei ricordarti una cosa assai banale, ma che a me serve ogni volta a ricordarmi quanto la mia scelta di essere felice sia un atto responsabile nei miei riguardi e in quelli della comunità intera.

Non c’è nessun merito ad essere tranquilli e felici in tempi non sospetti; non è difficile vedere la bellezza quando essa ci circonda. E’ coraggioso e utile accendere la luce della gentilezza, gratitudine, positività e propositività, quando le cose intorno a noi sembrano prendere una piega disperata.

Le persone sono come le vetrate.
Scintillano e brillano quando c’è il sole, ma quando cala l’oscurità rivelano la loro bellezza solo se c’è una luce dentro.

Elisabeth Kubler-Ross

Focalizza la tua attenzione dove desideri andare, non su ciò che vorresti fuggire!

Ci leggiamo alla prossima.

Rosalba