Un vestito, un’automobile, il partner del tuo amico, il lavoro dei tuoi sogni che fa il tuo vicino di casa: sì, l’erba del vicino sembra sempre più verde! Ma in effetti non lo è: è solo un’illusione, un programma mentale difettoso.

Vorrei mostrarti un video molto divertente tratto da American Psycho:

Cosa ti ha colpito di questo breve video?

Ti dico cosa ho visto io: innanzitutto la sensazione che tutti gli uomini fossero fatti con lo stampino. Non c’era nessun dettaglio, nei vestiti, nelle parole, che li contraddistinguesse.

Ascoltando i pensieri del personaggio principale in questa scena, mi sono accorta che l’effetto di serialità è voluto ed esasperato e crea in chi guarda una sensazione di straniamento.

E’ talmente assurdo che sul finale, quando ognuno mostra il proprio biglietto da visita, enunciandone le presunte caratteristiche uniche, non sono riuscita a trattenere uno scoppio di risate.

Geniale! – mi sono detta.

Nel video è semplificata alla perfezione l’invidia: come funziona, cosa scatena in chi la prova e come potrebbe apparire ad un occhio sufficientemente straniato. Il risultato: un vero teatrino dei burattini, non trovi?

Eppure, quando ci ritroviamo in prima persona a vivere l’invidia, dai diversi punti di vista, la cosa non è poi così divertente.

Che cos’è l’invidia? E’ un sentimento tossico e insinuante: le persone che – dopo essersi guardate troppo intorno – si soffermano sul benessere altrui con la convinzione che quel benessere sia loro precluso e/o migliore di quello che hanno loro.

L’invidia parte da una mancanza: guardo il mondo, identifico ciò che mi piacerebbe avere nella vita delle persone a me più prossime. E fin qui nulla di male. Da questo momento in poi tale sentimento muta e degenera.

La mancanza si trasforma, nei casi migliori, in uno stimolo che motiva al miglioramento di sé. Nel caso dell’invidia esso trasforma la vita in un vero inferno, che costringe chi lo prova a vivere in costante confronto e critica, nella convinzione segreta che le fortune degli altri non siano meritate.

Il sentimento di invidia non deriva da una predisposizione all’odio e alla cattiveria, come si potrebbe essere portati a pensare. Essa prende spunto da un sentimento di inferiorità che già c’è nella mente della persona. Tale sentimento si riaccende quando nel mondo esterno si manifesta ciò per cui il soggetto in questione nutre mancanza.

Ecco perché ti dico che l’invidia si manifesta non solo quando pensi che qualcuno faccia meglio di te, ma anche quando avviene in te quello che in PNL si chiama “ancoraggio negativo”: ti ritrovi in una situazione nella quale un tuo ricordo si collega a quel momento che stai vivendo e ti riporta alla memoria la tua incapacità presunta.

Tale scintilla porta ad una serie di reazioni a catena e ad azionare dei programmi inconsci. Il dialogo interno diventa deleterio e ti porta ad agire in modo coerente a quel sentimento che hai selezionato.

In genere l’invidia è un sentimento che si sviluppa in ambienti chiusi, dove le persone si conoscono abbastanza bene da potersi mettere a confronto: a lavoro, tra vicini di casa, in famiglia, tra amici.

E’ per questo motivo che è difficile accorgersi di essere invidiosi o di essere vittima di invidia: perché è difficile riconoscerla, in vista dei legami di affetto che l’invidia potrebbe rovinare.

Tuttavia, sai meglio di me che le emozioni dominano la nostra esistenza e che tentare di risolvere situazioni del genere con un approccio logico razionale è fallimentare e non porta da nessuna parte.

Sono fermamente convinta che il modo migliore per poter comprendere le nostre emozioni e imparare a viverle in modo sano sia quello di essere consapevoli. Imparare ad osservarsi con uno sguardo privo di giudizi.

Penso sempre che il modo più bello di osservarsi in questi frangenti sia quello di vedersi nei panni di bambini. Quando spiego a mia figlia qualcosa di importante o la riprendo per qualche suo comportamento cerco di andare oltre la rabbia o l’intolleranza del momento.

Ricordo a me stessa che si tratta di una bambina che ha sbagliato perché ha bisogno di imparare.

L’immagine che ho davanti agli occhi in quei momenti, insieme alle sensazioni che provo le trasferisco su di me quando mi osservo e cerco lo sguardo migliore per farlo.

Nonostante sia vero che da bambini si impari con maggior facilità e velocità, non va dimenticato che il processo di apprendimento è sempre attivo fino al momento della morte.

Te lo ripeto: non si smette mai di imparare! Facciamo errori, sbagliamo continuamente, perché abbiamo un bisogno impellente di apprendere cose nuove. Solo così possiamo migliorare e superare le versioni obsolete di noi stessi.

Adesso torniamo all’invidia: prova ad osservarti come se guardassi un bambino che ha bisogno di imparare cose nuove.

Quando si dice che siamo noi i migliori maestri di noi stessi, credo voglia dire proprio questo: se riusciamo a guardarci come persone imperfette che desiderano migliorarsi, cadono tutte le difese di questo mondo e comincia la vera evoluzione.

L’invidia nasce dalla convinzione sbagliata che ci sia qualcosa di meglio per te, fuori di te. Un po’ come dire ad uno scoiattolo che per essere finalmente perfetto deve imparare ad immergersi nelle profondità marine e vivere lì per sempre.

E’ chiaro che lo scoiattolo soffrirà molto se si convince di una cosa del genere. Magari nel mondo dei pesci in cui accidentalmente è capitato, tutti fanno così. Ma lui morirebbe se provasse a emulare gli altri.

Capisci che non c’è niente di sbagliato in tutto questo, quando lo riconosci. Se lo scoiattolo fosse consapevole di essere semplicemente diverso capirebbe che la sua massima espressione non è nelle profondità del mare, ma sulle cime più alte degli alberi e nella vertigine dei salti più acrobatici che nessun pesce saprebbe concepire.

Smettere di soffrire per una situazione imposta dall’esterno è un atto di estremo coraggio, una dichiarazione di intenti che suona più o meno cosi: voglio conoscere l’essere meraviglioso che abita questo mio corpo.

Viviamo in una società che incoraggia il confronto e la competizione. A partire dai banchi di scuola si abituano le menti dei ragazzi a credere che per essere bravi in matematica, italiano, latino, greco, inglese, biologia, chimica, disegno…tu debba prendere un voto alto.

Cosa succede quando ti assegnano un voto scarso? Potrebbe succedere che l’ambiente familiare ricopra il ragazzo in questione di domande e preoccupazioni: come mai? E il resto della classe come è andato? E il primo della classe?

Il tuo non aver compreso ancora un concetto di matematica, o di qualsiasi altra materia diventa improvvisamente un problema di stato che mina la serenità della famiglia intera.

Hai la sensazione che le persone che più ti dovrebbero amare si vergognino di te: che razza di persona sei, dunque? Come ti sei permesso di prendere quel votaccio a scuola?

Sembra un’assurdità, ma sono sicura che molte persone si ritroverebbero in questa situazione che ti ho raccontato.

Quello che passa è che per essere bravi studenti è necessario adeguarsi a una media scolastica che sia uguale per tutti. I ragazzi vengono valutati con uno stampino che non tiene minimamente in considerazione della loro diversità.

Crescendo lo stesso metodo, adattato alle diverse situazioni, si ripeterà, creando l’abitudine e la normalità: una roturine di vita che procede secondo uno schema prestabilito. Ma non c’è niente di normale in questo!

Ti ricordi il video di American Psycho? Capisci ora la psicosi generale e il motivo dell’invidia? Competitività e continuo confronto azzittiscono il dialogo con se stessi e il manifestarsi della tua meravigliosa diversità che alla fine è la tua specialità e il motivo per cui sei venuto a questo mondo.

Siamo unici diversi e perciò imparagonabili. L’unico paragone ammesso è quello con se stessi.

Dove eri un anno fa? Cosa stavi facendo? Come ti sentivi?
Oggi dove sei? Cosa fai? Come ti senti? Hai migliorato la tua situazione?

Questo è l’unico “si” o “no” che conta davvero. Perché è l’unico paragone che stimola ad un miglioramento reale, possibile e consapevole.

Vuoi cambiare il mondo? Parti dalla persona che ogni mattina vedi allo specchio. Non è poi così banale come pensiero, che dici?

Ci leggiamo alla prossima 😉

Rosalba

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